Commento al Vangelo – Epifania Del Signore

Adorazione dei Re Magi

Vangelo

1 Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme 2 e domandavano: “Dov’è il re dei Giudei che è nato?  Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo”. 3 All’udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. 4 Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. 5 Gli risposero: “A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: 6 ‘E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele’”. 7 Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: 8 “Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo”. 9 Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. 10 Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. 11 Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. 12 Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese (Mt 2, 1-12).


Davanti al Re, i buoni re e il cattivo


Nell’intraprendere il lungo viaggio, i Magi non erano stati assolutamente mossi da ragioni profane o mondane. E, davanti a un tiranno di cattiva fama come Erode, è commovente la fiducia ed il coraggio che li animava, sicuramente suscitati dalla significativa presenza dello Spirito Santo.


I – Natale ed Epifania


La Solennità dell’Epifania – denominata dai greci ancheTeofania, ossia manifestazione di Dio – era celebrata in Oriente già prima del secolo IV ed è, pertanto, insieme alla Resurrezione di Nostro Signore, una delle più antiche commemorazioni cristiane.


Non dobbiamo dimenticare che l’Incarnazione del Verbo è divenuta effettiva subito dopo l’Annunciazione dell’Angelo e, comunque, appena Maria, Elisabetta, Giuseppe e, probabilmente, Zaccaria sono venuti a conoscenza del grande mistero operato dallo Spirito Santo. Il resto dell’umanità non si è reso conto di quello che stava accadendo nel periodo di gestazione del Figlio di Dio. Infatti, la Rivelazione fatta dai profeti era avvolta da un certo mistero che solo dopo la testimonianza degli Apostoli è divenuto evidente.


Nascita di Gesù

La Liturgia del Tempo d’Avvento


Nelle quattro settimane d’Avvento, la Liturgia ci ricorda le profezie sui principali fatti legati alle manifestazioni graduali e successive del Salvatore e della Buona Novella portata sulla Terra. Nel testo di Isaia si sottolinea: “Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele” (Is 7, 14). È chiaro che il Messia sarebbe appartenuto alla nobile stirpe di Davide: “Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo Spirito del Signore, Spirito di sapienza e di intelligenza, Spirito di consiglio e di fortezza, Spirito di conoscenza e di timore del Signore” (Is 11, 1-2).


La Liturgia prosegue in un crescendo al punto tale che si percepisce la venuta del Salvatore delle nazioni, per questo si prega che la terra Lo produca: “Rorate cæli desuper et nubes pluant iustum, aperiatur terra et germinet salvatorem et iustitia oriatur simul!– Stillate, cieli, dall’alto e le nubi facciano piovere la giustizia; si apra la terra e produca la salvezza e germogli insieme la giustizia!” (Is 45, 8).


Infine, nasce il Redentore, nelle vesti di un semplice neonato. Coloro però che furono investiti del dono dello Spirito Santo, colsero in quell’adorabile bambino gli splendori dei raggi della sua folgorante divinità. Non si trattava di un essere puramente umano; a quella creatura si univa la stessa divinità nell’ipostasi della Seconda Persona della Santissima Trinità. In altre parole, in quella creatura vi era la presenza dell’Uomo-Dio.


Epifania: pubblico riconoscimento della divinità del Bambino Gesù


Potrebbe dirsi che, in occasione del Natale, Dio Si manifesta come Uomo e che nell’Epifania questo stesso Uomo si rivela anche come Dio. Infatti, in queste due feste, Dio ha voluto che il grande mistero dell’Incarnazione fosse rivelato in tutto il suo splendore, tanto ai Giudei quanto ai gentili, dato il suo carattere universale. Nell’Occidente, fin dall’inizio, si celebrava il Natale il 25 dicembre e, in Oriente, l’Epifania il 6 gennaio. È stata la Chiesa di Antiochia, all’epoca di San Giovanni Crisostomo, che cominciò a considerare le due date. Soltanto a partire dal secolo V in Occidente si iniziò a celebrare la seconda festività.


Nell’attuale celebrazione, la Liturgia commemora l’Adorazione dei Re Magi al Bambino Gesù. D’altra parte, rimangono ancora alcune vestigia dell’antica tradizione orientale che includeva nell’Epifania, oltre all’Adorazione dei Re, il miracolo delle Nozze di Cana ed il Battesimo del Signore nel Giordano. Oggi, nella nostra Liturgia, le Nozze di Cana non sono più contemplate ed il Battesimo del Signore è ricordato la domenica che cade tra il 2 ed il 8 gennaio.


In sintesi, possiamo affermare che l’Epifania, ossia, la manifestazione del Verbo Incarnato, non può essere considerata autonomamente rispetto all’adorazione che Gli hanno prestato i Re dell’Oriente. In quanto insieme rappresentano un riconoscimento pubblico del Bambino Gesù sia nella sua natura divina che umana.


La virtù di religione


L’adorazione, come insegna il Dottor Angelico, “si orienta alla riverenza di colui che è adorato”. Si tratta di una virtù speciale, chiamata di religione, alla quale “è proprio prestare riverenza a Dio”.1


Per intenderci meglio, basti dire che la religione ha il suo fondamento in colui che è Dio e ciò che siamo noi; in quello che Egli ci ha dato e in quello che Gli dobbiamo restituire. Dio è l’Essere per essenza, la Perfezione, il Bene, la Verità e la Bellezza, inoltre è assoluto e infinito; e noi, al contrario, siamo creature contingenti: da Lui riceviamo tutto e, nella nostra esistenza, necessitiamo del suo sostegno in ogni istante.


 Diceva bene il padre Antonio Royo Marín, OP, che se, per assurdo, Dio arrivasse a sonnecchiare, tutte le creature ritornerebbero al nulla; al che il Prof. Plinio Corrêa de Oliveira ha aggiunto: “E, nella sua onnipotenza, Egli ricreerebbe tutto nuovamente, subito al risveglio”.


Pertanto, l’esistenza di ogni creatura è dono di Dio, come i beni presenti in tutto l’ordine dell’universo. Non c’è nulla che non riceviamo da Dio, siamo eterni debitori del Creatore. Sotto questo punto di vista, persino la più eccelsa di tutte le creature, Maria Santissima è debitrice nei suoi riguardi e, riconoscendo questo suo stato di insolvenza dinanzi a sua cugina santa Elisabetta, proclama: “L’anima mia magnifica il Signore […] perché ha guardato l’umiltà della sua serva” (Lc 1, 46.48).


La virtù di religione è l’essenza dell’adorazione che si concentra nel riconoscimento di queste due realtà: chi è Dio, quali i suoi diritti e benefici; chi siamo noi, la nostra indigenza, il nostro nulla. Per questo, la religione è la principale delle virtù morali – ci spiega San Tommaso d’Aquino – perché “è più vicina a Dio delle altre […], in quanto le sue azioni direttamente e immediatamente si ordinano avendo come fine l’onore divino. Di conseguenza, la religione è superiore alle altre virtù morali”.


Un invito ad essere grati al Signore


Ora, ciò che muoveva profondamente l’anima dei Re Magi era il desiderio di prestare culto a Dio e di adorare Colui che era appena nato. Il significato del loro peregrinare sino a Betlemme, mossi soltanto dallo Spirito Santo, si riassume nel richiamo universale di tutte le nazioni alla salvezza ed alla partecipazione ai beni della Redenzione.


Sebbene i Profeti avessero fatto previsioni sull’universalità di questa vocazione, i Giudei la consideravano piuttosto come privilegio esclusivo del popolo eletto. È curioso notare come il Signore nella sua vita pubblica, sebbene abbia lodato la fede del centurione romano – “In verità vi dico, presso nessuno in Israele ho trovato una fede così grande” (Mt 8, 10) –, affermi di non essere stato inviato dal Padre se non per occuparsi delle “pecore perdute della casa di Israele” (Mt 15, 24). Egli, con tali parole, non ha voluto indicare espressamente il mondo pagano, poiché tale compito sarebbe stato successivamente riservato agli Apostoli, specialmente a San Paolo. Ma, in realtà, già decenni prima, la presenza dei Santi Re presso la culla del Salvatore ha svelato il grande desiderio del Signore di redimere i pagani, come è proclamato attraverso le parole della Preghiera Colletta: “O Dio, che in questo giorno, con la guida della stella, hai rivelato alle genti il tuo unico Figlio…”;3 e più chiaramente nel Prefazio: “Oggi in Cristo luce del mondo tu hai rivelato ai popoli il mistero della salvezza, e in lui apparso nella nostra carne mortale ci hai rinnovati con la gloria dell’immortalità divina”.4


Se i Re Magi sono stati chiamati da Dio per mezzo della stella, anche noi, a nostra volta, siamo chiamati da Lui attraverso la Chiesa ed i suoi atti di culto, la Liturgia, la predicazione, il rispetto della dottrina e del governo ecclesiastico. Dunque, l’Epifania è la festa che ci invita a rendere grazie al Signore, come pure ad implorarGli la grazia di essere guidati sempre e dovunque attraverso la sua luce celeste, come pure ad accogliere con fede e a vivere con amore tutti i doni che la Santa Chiesa ci offre.5


II – Betlemme, i Magi ed Erode


La carovana dei Re Magi

1 Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode.  Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme…


Come dice San Paolo: “Nessuno dei dominatori di questo mondo ha potuto conoscerla [la misteriosa sapienza di Dio], se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria” (I Cor 2, 8). Non faceva parte dei disegni di Dio che la nascita di Gesù Bambino venisse manifestata a tutta l’umanità, poiché ciò, probabilmente, avrebbe impedito che trovasse compimento la Redenzione. D’altra parte, se la sua venuta al mondo fosse stata accompagnata da segni folgoranti e grandiosi, sarebbero stati annullati i meriti della fede.


La nascita, segno che precede la seconda e piena manifestazione


Per questi ed altri motivi, spiega San Tommaso d’Aquino: “È inerente all’ordine della sapienza divina che i doni di Dio e i segreti della sua sapienza non giungano nella stessa forma a tutti, ma che arrivino immediatamente ad alcuni e, per mezzo di questi, si estendano ad altri. Così, per quanto concerne il mistero della Resurrezione, il libro degli Atti dice: ‘Dio ha resuscitato Cristo il terzo giorno e Gli ha concesso di manifestare la sua presenza, non al popolo in generale, ma ai testimoni designati anticipatamente da Dio’. Lo stesso si dovrebbe osservare in relazione alla sua nascita: che Cristo non Si fosse manifestato a tutti, ma ad alcuni, tramite i quali sarebbe potuto arrivare agli altri”.6


 Varie sono anche le ragioni per le quali la Provvidenza Divina ha scelto prima i Giudei, e solo dopo i gentili, per manifestare la nascita di Gesù. È ovvio che Dio, avendo uno speciale apprezzamento per il principio di gerarchia, avrebbe dovuto iniziare la sua grande opera dal popolo Eletto. Infatti, osserva il Dottor Angelico:


“La manifestazione della nascita di Cristo è stata un’anticipazione della manifestazione piena che sarebbe dovuta venire. E come nella seconda manifestazione la grazia di Cristo fu annunciata da Cristo e dai suoi Apostoli, prima ai Giudei, e dopo ai pagani, così pure, i primi ad approssimarsi a Cristo sono stati i pastori, che erano le primizie dei Giudei e stavano vicino; dopo sono venuti i Magi, da lontano, come ‘primizie dei pagani’, secondo l’espressione di Agostino”.7


Considerazioni e profezie

Quanto al riferimento alla città di Betlemme di Giuda in questo versetto, dobbiamo considerare l’affermazione fatta dallo stesso Salvatore decenni più tardi: “Io sono il pane vivo che è disceso dal Cielo” (Gv 6, 41). Per questo i commentatori fanno un’approssimazione tra il significato del nome Betlemme, ossia, “casa del pane” e l’istituzione del Sacramento dell’Eucaristia, “Pane degli Angeli”. In realtà, allora, esisteva un’altra Betlemme, a nord, nella terra di Zabulon, per questo l’Evangelista specifica: la tribù di Giuda.


Il re Erode pur non appartenendo alla stirpe giudaica, poiché idumeo, salì al trono sostenuto soprattutto dai romani; i Giudei, invece, lo osteggiavano apertamente perché era uno straniero. Nonostante ciò, adottò un’abile politica facendo restaurare con cura il Tempio di Gerusalemme, nel tentativo di fare dimenticare ai Giudei le sue vere origini. La sua fama si diffuse in tutto l’Impero soprattutto a causa della sua vita dissoluta e della crudeltà posta in essere nell’esercizio del suo potere.


A riguardo, Teodoro di Mopsuestia fa questa riflessione: “Il patriarca Giacobbe aveva già distinto con esattezza questo momento dicendo: ‘Non sarà tolto lo scettro da Giuda né il bastone del comando tra i suoi piedi, finché verrà colui al quale esso appartiene e a cui è dovuta l’obbedienza dei popoli’ (Gen 49, 10). Matteo mette in evidenza che tutto si sta realizzando secondo le profezie. Infatti, da un lato, il profeta aveva detto che il Messia sarebbe nato a Betlemme (cfr. Mi 5, 1); dall’altro, che questo sarebbe accaduto al tempo di Erode. Per prima cosa regnarono su costoro quelli che erano discendenti di Davide, della tribù di Giuda, fratello di Levi, fino ai fatti di Babilonia. Dopo, i sommi sacerdoti ebbero anche il comando del popolo. Questi erano della Tribù di Levi, ma discendenti anche da Giuda, perché la Tribù di Levi, e soprattutto i sommi sacerdoti, si erano mescolati con la tribù regale, ossia quella di Giuda. Dopo questi fatti, essendo venuti a lite i fratelli Aristobulo e Arcano e avendo combattuto accanitamente per il potere, alla fine il regno venne in potere di Erode che non era di stirpe giudaica. Era infatti figlio dell’idumeo Antipatro. Durante il suo regno comparve Cristo Signore, quando avevano avuto fine i re e i capi di stirpe giudaica”.8


Matteo offre, inoltre, maggiori dettagli riguardo ai Magi; di qui la molteplicità di ipotesi e la non poca divergenza tra gli autori su questo particolare. In primis, possiamo affermare che il nome Magi non deve essere considerato con le connotazioni proprie dei nostri tempi. In quel periodo, con tale termine, si indicavano quelle persone distinte, dotate di una certa autorità e di solide conoscenze scientifiche, specializzate, soprattutto, nello studio dell’ astronomia. Ciò premesso, la tradizione li considera come dei re e li annovera nel numero di tre, tenuto conto che vennero battezzati più tardi da San Tommaso Apostolo e, tempo dopo, martirizzati. Le reliquie dei Re Magi sono state venerate recentemente dall’attuale Pontefice, Benedetto XVI, il quale, in occasione della XX Giornata Mondiale della Gioventù, il 18 agosto 2005, ha visitato la cattedrale di Colonia ove esse sono attualmente custodite.


Riguardo al paese d’origine dei Magi si sa ben poco – Caldea, Arabia o Persia –, sono semplici ipotesi; come anche incerto è il momento del loro arrivo a Gerusalemme o a Betlemme, che sembra sia avvenuto dopo la Presentazione di Gesù Bambino al Tempio.


Ciò che, invece, è certo e riconosciuto da tutti è che, rivestendola Redenzione un carattere universale, bisognava che Essa fosse preannunciata a tutti.9


III – I Re davanti a Erode


Re Magi davanti a Erode

2 … e domandavano: “Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo”.


Risulta chiaro, da questo versetto, il vero e profondo motivo del lungo viaggio da loro intrapreso: nulla che fosse dettato dalla mera curiosità, da ragioni profane o mondane. Essi, nel chiedere dove fosse il Re dei Giudei, dimostrano, in realtà, di possedere una grande fede e non poco coraggio, in quanto una domanda simile avrebbe potuto provocare l’ira di Erode qualora l’avesse interpretata come un affronto alla sua persona o, ancor peggio, come un vero e proprio ripudio del suo titolo e del suo potere, conquistati da lui con tanti sforzi.


La stella che guidava i Magi


Riguardo alla stella, commenta il Revmo. Padre Manuel de Tuya, OP: “I Magi sostengono che, per venire ad adorare il Re dei Giudei appena nato, hanno visto ‘la sua stella in Oriente’. In modo molto accentuato, si parla precisamente della stella del Re dei Giudei. Nel mondo dell’astrologia, gli uomini si considerano governati dagli astri. Ma anche nell’Antichità era diffusa la credenza che la nascita degli uomini di grande importanza era preceduta da un segno del cielo. Questo si rifletteva anche negli scritti cuneiformi. Sorsero varie teorie riguardo a questa ‘stella vista dai Magi’”.10


Anche il Dottor Angelico non ha trascurato di commentare tale passo. Infatti, dopo aver parlato delle ragioni per le quali Dio ha rivelato ai Giudei la sua nascita tramite gli Angeli e ai gentili attraverso i segni, cita Sant’Agostino: “Gli Angeli abitano nei cieli che sono adornati dalle stelle”.11 E a partire da qui, passa a considerare la stella, mostrando come essa “non era una delle stelle del cielo”, ma un astro interamente sui generis.12


Gerusalemme rimase turbata


3 All’udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme.


È di facile comprensione questo timore di Erode, data la sua irrefrenabile ambizione, invidia e crudeltà. La sua sposa e i suoi tre figli poterono sperimentare la violenza del suo pessimo e impetuoso temperamento, poiché furono uccisi a causa della sua eccessiva determinazione tirannica, suscitata soprattutto dalla crescente paura che lo detronizzassero.


Per un uomo di una immoralità tale e con simili ambizioni, l’annuncio della venuta miracolosa di un nuovo re non poteva non essere causa di turbamento; tanto più che “si era diffuso allora in tutte le parti dell’Impero Romano, in Oriente più che in qualsiasi altra parte, un certo presentimento – a volte vago, a volte più preciso – che una nuova era si sarebbe aperta per l’umanità”.13  Ma qual era la causa del turbamento degli abitanti di Gerusalemme? Era stata loro annunciata la nascita di un Re giudeo: non doveva essere questa una promettente notizia? E non avrebbero dovuto loro seguire i Magi per confermare gioiosamente i fatti? In realtà, non è da stupirsi se il popolo, a quei tempi, si fosse adattato e fosse divenuto, in un certo qual modo, compiacente nei confronti del criminoso tiranno. Infatti, potrebbe darsi che a causare tale turbamento abbia contribuito piuttosto il timore di rappresaglie e vendette o, ancora, l’amor proprio ferito, l’orgoglio calpestato, il disprezzo per la venuta di un Re così umile e semplice, anziché il potente ed atteso Messia annunciato loro direttamente e non per mezzo di gente straniera.


A questo proposito, San Giovanni Crisostomo commenta: “poiché continuavano nella stessa disposizione dei loro antenati – i quali, malgrado tutti i benefici ricevuti, si erano allontanati da Dio – e godevano di una piena libertà, si ricordavano delle carni dell’Egitto”.14


Iniquità fraudolenta di Erode


4 Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia.


Pessimo, ma scaltro, Erode dissimula il suo satanico piano di uccidere il Messia e cerca di sapere quali sono i disegni di Dio per cercare, in qualche modo, di impedirne la realizzazione. Con un atteggiamento di ipocrita devozione, convoca il Sinedrio. La sua domanda dimostra quanto tutti fossero consapevoli della possibilità che quel neonato potesse essere proprio il Cristo. Di qui anche la malvagità del Sinedrio e dello stesso popolo.


5 Gli risposero: “A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: 6 ‘E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele’”.


I dottori della Legge non temono di dire a Erode che, secondo Michea, il Cristo sarebbe dovuto nascere nella città di Betlemme di Giuda. Nel contempo, tacciono dalla profezia la frase seguente che, in modo inequivocabile, avrebbe svelato l’origine divina di Cristo: Et egressus eius a temporibus antiquis, a diebus æternitatis – “Le sue origini risalgono all’antichità, ai giorni dell’eternità” (Mi 5, 1). Forse per malizia, debolezza di carattere o per orgoglio, non possedevano una fede sufficiente per credere in questa rivelazione. Proprio per questo motivo San Giovanni Crisostomo ritiene anche loro colpevoli della morte dei Santi Innocenti. Infatti, Erode non si sarebbe adirato se avesse saputo che non si trattava di un re terreno ma di un re venuto dal cielo per la realizzazione di un regno spirituale.


7a Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella…


Suscita la nostra attenzione l’impiego dell’avverbio segretamente. Secondo un famoso storico di quei tempi, Flavio Giuseppe, era molto comune che Erode si vestisse come uno qualsiasi e si infiltrasse fra la gente comune per sondare in modo diretto quello che la stessa pensava del suo regno.15 Era il suo abile modo di procedere. Una volta accertata la città in cui sarebbe nato il Messia, suo nemico, nel tentativo di stabilire la sua età, associò la data della nascita del Bambino al giorno della comparsa della stella.


7b …e li inviò a Betlemme esortandoli: 8 “Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo”.


Con ipocrisia, Erode si fa devoto e soave per ingannare la semplicità, il candore e l’innocenza dei Magi. Alcuni autori, per tale ragione, denominano questo “pio” atteggiamento come “iniquità fraudolenta”.


IV – Da Gerusalemme a Betlemme


9 Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. 10 Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia.


Dio sempre ricompensa coloro che sono fedeli alla sua grazia. È commovente la fiducia compenetrata di coraggio di questi Re Magi, davanti ad un tiranno di così cattiva fama. Non ci sono dubbi che fossero sostenuti dalla viva presenza dello Spirito Santo.


Riappare la Stella


11 Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.



Adorazione dei Re Magi

Emoziona questa descrizione di Matteo: “trovarono il Bambino con Maria, sua madre”. Parole profetiche, ispirate dallo Spirito Santo, perché risultasse chiaro nei secoli a venire che non è possibile incontrare Gesù senza Maria, e meno ancora, Maria senza Gesù. La Storia conferma – e molto di più lo farà – quanto la devozione alla Madre conduca all’adorazione del Figlio, e viceversa.


 Richiama la nostra attenzione il riferimento di Matteo al luogo dove si trovava il Bambino: una casa, non una grotta. “Alcuni autori antichi – tra loro San Giustino – hanno pensato che ‘casa’ fosse un eufemismo, al posto di ‘grotta’. San Girolamo, in compenso, menziona varie volte la Grotta e non parla mai del ricordo né della presenza dei Magi in essa. Non sarebbe affatto improbabile che la parola ‘casa’ abbia in Matteo il suo senso reale. Situata questa scena alla distanza di un anno e mezzo dalla nascita di Cristo, non è da credere che la Sacra Famiglia sia rimasta alloggiata in quella Grotta di circostanza; sembra naturale che essa abbia abitato in una modesta casa. Inoltre, il versetto 22 suggerisce che si sarebbe stabilita a Betlemme”.16


Questa adorazione prestata dai Magi conferma ancora una volta la realtà dell’azione dello Spirito Santo nelle loro anime, proprio come afferma San Tommaso d’Aquino:


“I Magi sono ‘le primizie dei pagani’ nel credere a Cristo. In loro apparvero, in una specie di presagio, la fede e la devozione dei pagani venuti a Cristo da luoghi remoti. Per questo, essendo la fede e la devozione dei pagani esenti da errore, su ispirazione dello Spirito Santo, si deve anche credere che i Magi, ispirati dallo Spirito Santo, si comportarono saggiamente nel prestare omaggio a Cristo”.17


Quanto ai doni, essi compiono, con questo gesto, la profezia di Isaia: “Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Madian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore. Tutti i greggi di Kedàr si raduneranno da te, i montoni dei Nabatei saranno a tuo servizio, saliranno come offerta gradita sul mio altare; renderò splendido il tempio della mia gloria” (Is 60, 67).


“Nel riconoscerLo come re, offrirono le primizie eccellenti e preziose del tempio: l’oro che custodivano; per intendere che Lui era di natura divina e celeste, offrirono incenso profumato, forma di preghiera vera, offerta come soave odore dello Spirito Santo; e a riconoscimento che la sua natura umana avrebbe ricevuto sepolturatemporale, offrirono mirra”.18


Fecero ritorno per un’altra strada


 12 Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.


Dio non smette mai di proteggere coloro che Lo servono con amore e fedeltà. Se i Magi fossero ritornati da Erode, essi, probabilmente, sarebbero stati uccisi ancor prima dei neonati che Erode fece crudelmente uccidere.


 Dio fa ritornare tutti noi alla nostra Patria “per un’altra strada”, come insegna San Gregorio Magno. Purtroppo, abbiamo lasciato il Paradiso Terrestre per il peccato di orgoglio dei nostri progenitori ma, ancora maggiormente, da Lui ci siamo allontanati per l’attaccamento alle cose di questo mondo e a causa dei nostri stessi peccati. Dio, da buon Padre, ci offre il Paradiso Eterno ma, per entrarvi, bisogna intraprendere la strada opposta a quella dell’orgoglio e della materialità, ossia, è necessario percorrere quella del disinteresse, dell’obbedienza, della rinuncia alle nostre passioni. Egli ci offre un cammino facile e sicuro: Ad Jesum per Mariam! – A Gesù, per Maria!


Nascita di Gesù

1) SAN TOMMASO DAQUINO. Somma Teologica. II-II, q.84, a.1.

2) Idem, q.81, a.6.

 3) EPIFANIA DEL SIGNORE. Preghiera Colletta. In: MESSALE ROMANO.
 Riformato a norma dei decreti del Concilio Ecumenico Vaticano II e promulgato dal Papa 
Paolo VI. Città del Vaticano: L.E. Vaticana, 1983, p.53.

4) RITO DELLA MESSA. Preghiera Eucaristica: Prefazio dell’Epifania del Signore.
In: MESSALE ROMANO, op. cit., p.319. 

5) Cfr. EPIFANIA DEL SIGNORE. Preghiera dopo la comunione. 
In: MESSALE ROMANO, op. cit., p.53.

6) SAN TOMMASO DAQUINO, op. cit., III, q.36, a.2. 

7) Idem, a.3, ad 1

8) TEODORO DI MOPSUESTIA. In Evangelium Matthæi commentarii fragmenta, n.6,
 apud SIMONETTI, Manlio; ODEN, Thomas C. (Ed.). La Biblia comentada por los Padres
 de la Iglesia. Evangelio según San Mateo. Madrid: Ciudad Nueva, 2004, v.I, p.62.

9) Cfr. SAN TOMMASO DAQUINO, op. cit., III, q.36, a.3.

10) TUYA, OP, Manuel de. Biblia Comentada. Evangelios. Madrid: BAC, 1964, v.V, p.35.

11) SANTAGOSTINO, apud SAN TOMMASO DAQUINO, op. cit., III, q.36, a.5.

12) Vedere riquadro allegato: “Non è stata una delle stelle del cielo”.

13) FILLION, Louis-Claude. Vida de Nuestro Señor Jesucristo. Infancia y Bautismo. 
Madrid: Rialp, 2000, v.I, p.7-8.

14) SAN JUAN CRISOSTOMO. Homilía VI, n.4. In: Obras. Homilías sobre el Evangelio 
de San Mateo (1-45).2.ed Madrid: BAC, 2007, v.I, p.113.

15) Cfr. FLAVIO GIUSEPPE. Antichità giudaiche. L.XV, c.10, n.4.

16) TUYA, op. cit., p.39.

17) SAN TOMMASO DAQUINO, op. cit., III, q.36, a.8.

18) AUTORE INCERTO. Opus imperfectum in Matthæum. Homilía II, c.2. n.11: MG 56, 
642. Comentario_

Estratto dalla collezione “L’inedito sui Vangeli” da Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP.

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