Commento al Vangelo – III Domenica del Tempo Ordinario – (Anno C)



Gesù che predica


Vangelo

1 Poiché molti han posto mano a stendere un racconto degli avvenimenti successi tra di noi, 2 come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni fin da principio e divennero ministri della parola, 3 così ho deciso anch’io di fare ricerche accurate su ogni circostanza fin dagli inizi e di scriverne per te un resoconto ordinato, illustre Teòfilo, 4 perché ti possa rendere conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto. 14 Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito Santo e la sua fama si diffuse in tutta la regione. 15 Insegnava nelle loro sinagoghe ed era acclamato da tutti. 16 Si recò a Nazaret, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e Si alzò a leggere. 17 Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto: 18 “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio; 19 Mi ha inviato per proclamare ai prigionieri la liberazione , e ai ciechi la vista, per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore”. 20 Poi arrotolò il volume, lo consegnò all’inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di Lui. 21 Allora cominciò a dire: “Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi” (Lc 1, 1-4; 4, 14-21).

Gesù predica a Nazaret


Durante la sua vita pubblica, Nostro Signore si è servito della parola come essenziale strumento di apostolato. Oggi, venti secoli dopo, nonostante numerosi progressi della scienza e della tecnica, essa continua ad essere un efficiente e insostituibile mezzo di evangelizzazione.


I — San Luca, evangelista e storico esimio


Lo vogliano o no gli uomini, trattandosi di Dio, il silenzio non riuscirà mai a nascondere gli avvenimenti o la stessa verità, soprattutto quando Egli stesso desidera la divulgazione dei suoi atti o interventi nella Storia. Così sarebbe se, incarnandoSi il Verbo per redimere il genere umano, Lui e la sua opera rimanessero relegati nell’oblio. Nonostante Gesù non ci abbia lasciato una sola opera scritta, non c’è nessun uomo che sia stato oggetto di tanti commenti e la cui biografia sia stata così nota e divulgata.


Fin dall’inizio della sua vita pubblica, le parole, azioni e miracoli del Messia promesso e atteso hanno rivoluzionato lo scenario politico, sociale e religioso già molto movimentato di quei tempi. Le moltitudini agognavano e persino presentivano che qualcosa di nuovo e grandioso stava per realizzarsi in quei giorni. Come è successo questo?


Antico Testamento, Gesù e Chiesa


Ricostruire il filo cronologico degli avvenimenti e, a partire da qui, ristrutturare ordinatamente le circostanze della vita del Salvatore, ancor prima della sua nascita e dopo la sua morte, è stato un compito di grande portata e condotto con successo da numerosi autori, nel corso dei secoli. Chi sarebbe capace di rivelare i saggi e specialissimi interventi di Dio nel corso della Storia, per creare il clima psicologico e preparare gli spiriti in vista della grande opera redentrice? Solamente nel giorno del Giudizio potremo avere una visione globale e minuziosa di questo più bell’agire della Provvidenza.


“Luca, il caro medico” (Col 4, 14), da questo punto di vista, è stato lo scrittore sacro di maggior successo. A tale riguardo, troviamo interessanti considerazioni nell’opera Commenti alla Bibbia Liturgica.


“L’atteggiamento di Luca è differente. Non è, come Marco e Matteo, un semplice pastore che raccoglie l’insegnamento della Chiesa e lo trasmette in un altro contesto. Pur essendo pastore, Luca è anche un erudito che conosce le leggi della storia del suo tempo; vive ancorato alla tradizione culturale dell’ellenismo e pensa che i fatti della vita di Gesù e il Cristianesimo possano esser presentati entro i requisiti propri della cultura greca, e per questo scrive il suo Vangelo e il libro degli Atti.


“Per muoversi alla confluenza di queste due tradizioni (ellenistica e giudeo-cristiana), Luca è stato capace di formulare una visione nuova e splendi da del significato di Gesù e della sua opera. La caratteristica fondamentale di questa visione è il senso o ritmo della Storia, col suo passato (Antico Testamento), il suo centro (vita di Gesù) e il suo futuro (tempo della Chiesa). […]



San Luca

“Luca è l’evangelista dello Spirito. Il trait d’union dell’Antico Testamento, di Gesù e della Chiesa, è lo Spirito di Dio che realizza la sua azione tra gli uomini. Lo Spirito agiva sui profeti dell’Antica Alleanza e si è mostrato in una forma decisiva con l’arrivo di Gesù; nel tempo della sua vita, Gesù ha realizzato la missione escatologica dello Spirito di Dio sulla Terra e lo ha lasciato alla Chiesa come eredità. Tale è la triplice epifania dello Spirito nella Storia (Antico Testamento, Gesù e Chiesa)”.1


Tra i testimoni oculari, la stessa Vergine Maria!


È facile comprendere che molti tentassero di “mettere in ordine la narrazione delle cose”. Però, non sempre hanno raggiunto questo obbiettivo con piena esattezza. San Luca, garbatamente, insinua questo affermando: “molti hanno già intrapreso”, ossia, numerosi autori non erano riusciti a raggiungere il successo necessario. Per questo conclude Beda: “Cita molti altri, non tanto per il numero, quanto per la quantità di eresie che racchiudono; perché, siccome i loro autori non erano ispirati dallo Spirito Santo, hanno fatto un lavoro inutile, poiché hanno tessuto la narrazione a loro gusto, senza preoccuparsi dell’unità storica”.2


In un’epoca molto distante dalla macchina fotografica e dal video, niente avrebbe potuto meglio confermare la veracità di un avvenimento che la presenza di osservatori. I racconti fatti da questi, soprattutto quando coincidenti nel nocciolo e anche nei dettagli, indicava un altissimo grado di credibilità. Così, Luca si riporta alle “cose […] come le hanno riferite coloro che fin dal principio sono stati testimoni oculari e sono diventati ministri della parola”. Come buon storico e scrittore, Luca dimostra uno speciale zelo nel chiarire che si tratta di testimoni che presenziarono gli avvenimenti “dal principio”, e solleva la punta di un velo che ci colloca davanti a una bella prospettiva: chi sarà stato “testimone oculare” dell’Annunciazione, della Nascita e dell’Infanzia di Gesù? Realmente, non potrebbe essere nessun altro che la stessa Santissima Vergine. Per cui si conclude che egli abbia udito sante e materne narrazioni fatte da Maria, sulla base delle quali ha redatto i primi capitoli del suo Vangelo.


Luca attesta la sua obbiettività in quanto storico: “dopo aver investigato tutto accuratamente dal principio”, decide di scrivere “in ordine la sua narrazione”, compilando i racconti orali e scritti, frutto di una sua scrupolosa indagine. Egli desiderava fare un’opera che servisse da riferimento ad altrettanti araldi della vita di Gesù, includendo il periodo dell’infanzia, tenendo conto, però, dell’ambiente culturale di quei tempi. Ossia, mescolando la cronologia storica con un po’ di psicologia umana.


Dedica il libro all’“eccellentissimo Teofilo”, certamente un’alta personalità della sua epoca, poiché in questo modo avrebbe conferito maggior valore alla sua opera. Questo era, d’altronde, un costume molto in voga a quei tempi: offrire a persone di alta qualità, i lavori intellettuali.


II — “Tutti si stupivano delle parole che uscivano dalla sua bocca”


Gesù è Figlio Unigenito di Dio, identico al Padre. In quanto Dio, poteva usare della “forza dello Spirito” come meglio Gli piaceva. Però, in quanto uomo, ha permesso di esser tentato dopo i quaranta giorni di digiuno e penitenza nel deserto per manifestare e far brillare, dall’interno della nostra natura, il mistero della sua Incarnazione. Per questo “è tornato in Galilea” e ha cominciato a operare i più svariati e meravigliosi miracoli, non come fanno i santi, che impiegano una forza e un potere che non gli appartengono, ma usando la propria onnipotenza divina. Per questa ragione, “la sua fama si diffuse per tutta la regione vicina”. Ha vinto il tentatore e dopo ha cominciato a manifestarSi di fronte al suo popolo.


La parola come mezzo di Evangelizzazione


Già all’inizio, nella sua vita pubblica, Gesù ci indica un elemento essenziale dell’evangelizzazione: l’uso della parola. “Insegnava nelle sue sinagoghe…”.


Gesù spiega le Scritture

Lungo tutta la Storia, è sempre stata di capitale importanza per la Religione la predicazione sulle verità eterne. Questa esigenza è diventata ancora più evidente alla nascita del Vangelo, estendendosi fino ad oggi, come possiamo verificare dalle parole di Paolo VI, nella Lettera Enciclica Ecclesiam Suam, del 6 agosto 1964, quando si riferisce alla “somma importanza, che la predicazione cristiana conserva, e oggi svolge in maniera speciale nel quadro dell’apostolato cattolico […]. Nessuna forma di diffusione del pensiero la sostituisce, nemmeno quelle dotate tecnicamente di straordinaria potenza, come sono la stampa e i mezzi audiovisivi. Apostolato e predicazione, si equivalgono in un certo senso. La predicazione è il primo apostolato. Il nostro, venerabili fratelli, è, prima di tutto, ministero della Parola. […] Dobbiamo tornare allo studio, non già dell’eloquenza umana o della retorica vana, ma dell’arte genuina della parola sacra”.3


Eloquenza meravigliosa, atmosfera di benedizione


Quale non deve essere stata la meravigliosa eloquenza impiegata dal Divino Maestro nelle sue predicazioni?


Essendo la Sapienza Eterna Incarnata, nulla esisteva che Egli non conoscesse o non sapesse spiegare. Tutti gli avvenimenti e tutte le minuzie delle Scritture Gli erano interamente familiari, e per questo discorreva su qualsiasi tema non solo con aisance, ma anche con arte, dignità e perfezione.


Di conseguenza, “era acclamato da tutti” (Lc 4, 15), “tutti davano testimonianza in suo favore, e si meravigliavano delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca” (Lc 4, 22). San Giovanni, in un altro episodio della vita di Gesù, riproduce queste parole di ammirazione: “Mai uomo alcuno parlò come quest’uomo” (Gv 7, 46).


Compiendo alla lettera i precetti, Gesù frequentava le riunioni realizzate nelle sinagoghe, i sabati, e approfittava per predicare. “Uno degli atti sinagogali consisteva nella lettura di passi biblici e nella loro spiegazione. Dopo aver letto un passo della Legge, se ne leggeva uno dei profeti. Il capo della sinagoga designava chi avrebbe dovuto farlo. Dopo averlo letto, la stessa persona, o un’altra, era invitata a commentarlo. Si faceva la lettura in piedi, e il passo dei profeti, almeno allora, poteva esser scelto liberamente. Si faceva la lettura e la spiegazione da un luogo elevato”.4


Gesù è invitato a fare la lettura quel sabato, il primo dopo il suo ritorno ufficiale nella città di Nazaret e, e in seguito riceve il Libro di Isaia per commentare un passo. Come sappiamo, i libri erano scritti su rotoli di pergamena e custoditi in un armadio, secondo un determinato ordine. Gesù, con una semplice apertura, ha trovato una bella profezia riguardo l’episodio che avveniva esattamente in quell’istante.


La scena è allo stesso tempo grandiosa e semplice, ordinaria e inedita. Ci riferiamo all’Antico Testamento e ripercorriamo gli aneliti proclamati dai profeti, le sofferenze dei patriarchi, le angosce e difficoltà dei re e giudici. L’umanità espulsa dal Paradiso, in un cammino di millenni, cercava la vera salvezza. Ad ogni passo, le promesse sono state rinnovate, ora in modo più chiaro, ora misterioso, ma la speranza dava a tutti gli uomini di cuore retto l’elemento essenziale per la difficile virtù della perseveranza fra tante lotte, schiavitù e persecuzioni. Quando, infine, sarebbe giunto il tanto desiderato Messia? È facilmente comprensibile che l’ambiente psico-religioso, e addirittura politico-sociale, fosse già maturo per la rivelazione di qualcosa che venisse incontro a secoli e secoli di preghiera e di aneliti: la venuta del Salvatore. Quante volte non si sarà domandato ogni giudeo: “Sarà arrivato il momento?”.


Ora, la fama di Gesù si era sparsa “per tutta la regione circonvicina”, a causa degli innumerevoli miracoli elargiti dove passava. Egli, inoltre, annunciava una dottrina nuova dotata di potenza, preparava al Regno e invitava il popolo alla conversione. Una nuova era spuntava nell’orizzonte di tutti; piena di benedizione e spiritualità, per gli uni, e carica di aspettativa di progresso politico-sociale, per gli altri.


Cerchiamo di vivere la scena che Luca ci descrive. Gli hanno dato il libro del Profeta Isaia. Aprendolo, Gesù “ha trovato il punto dove era scritto: ‘Lo Spirito del Signore è sopra di me: per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato ad annunciare ai poveri il lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi e predicare un anno di grazia del Signore’”.


Non è necessaria molta sensibilità per capire che è stata creata un’atmosfera di speciale benedizione, nel momento in cui Dio fatto uomo, Gesù, figlio di Davide, si è alzato per leggere un passo della Scrittura ispirata da Lui stesso, secoli prima. San Luca fa notare il clima di grande tensione tra gli ascoltatori, in attesa del commento: “Gli occhi di tutti erano fissi su di Lui”.


L’Evangelista registra solo una breve frase di questo commento: “Oggi si è compiuto questo passo della Scrittura che avete appena ascoltato”.


Cristo, il Nuovo Adamo


Adamo ed’Eva

Per valutare la grandiosità di questo episodio, risaliamo ai giorni iniziali dei nostri progenitori, nel Paradiso Terrestre. Dio passeggia e conversa con Adamo tutte le sere in una brezza ineffabile. Il primo uomo possiede la scienza infusa e il dono dell’integrità, per il quale nessuna sofferenza lo raggiunge e da questa vita sarebbe passato all’eternità senza conoscere la morte. La sua andata in Cielo sarebbe avvenuta in un’apoteosi di gloria e gioia. Essendo lui il re della creazione, nulla sfugge al suo dominio o governo, nessun animale o essere vivente ha forze per disobbedirgli.


Inoltre, Adamo ha in altissimo grado le virtù e i doni dello Spirito Santo. In lui, sentimenti, passioni o movimenti spontanei si armonizzano in intera consonanza con la Fede. Egli è un autentico monumento che sintetizza la magnifica opera della creazione. Quanta sapienza, dignità e perfezione si riuniscono per conferirgli la maestà del patriarca e archetipo di tutto un genere di creature destinate a partecipare alla visione di Dio e all’eterna comunione con la Santissima Trinità!


E quanto tragica è la scena nella quale quest’uomo prediletto riceve dalle mani di Eva il frutto proibito e lo mangia! Presenziandola – se avessimo occhi soprannaturali – discerneremmo le luci allontanarsi da lui, lo scettro del suo imperiale dominio su tutta la natura vivente rotolare dalla sua destra, un malessere persino fisico penetrare nel più intimo del suo essere.


In conseguenza di quest’atto, Adamo è stato spogliato di tutti i privilegi, si è visto oggetto della rabbia degli animali e uccelli rapaci, obbligato a escogitare un mezzo per sopravvivere, poiché era diventato un semplice mortale. Col suo peccato, ha aperto un’era di povertà, schiavitù, cecità e oppressione per tutti i suoi discendenti. Le porte del Cielo si sono chiuse all’umanità, restandole allora soltanto due destini: il limbo, o l’inferno. Inoltre, nessuno più avrebbe avuto una nozione chiara di come sarebbe stato un uomo nel culmine della sua piena perfettibilità.


Gli antichi conservavano ancora nella memoria racconti degli splendori della vita dei nostri padri nel Paradiso, dei doni perduti e di quanto l’umanità necessitava di una redenzione. Questa era la prospettiva nella quale si trovava ancora il popolo eletto durante i quasi trent’anni di esistenza di Gesù nella città di Nazaret, nella cui sinagoga si è alzato per leggere la profezia che in Lui stesso, lettore, si realizzava. Egli, il Nuovo Adamo, ristabiliva in forma ancor più bella e prodiga il piano primo di Dio per noi. E che cosa dire della bellezza dei suoi meriti, virtù e doni? È Lui lo stesso Dio: c’è qualcosa in più da aggiungere?


Gesù benedicente

Davanti a questo fantastico gorgogliare di grazie, misteri e speranze attese, noi, se fossimo stati lì, immediatamente avremmo cercato di abbracciare la santità e avremmo adorato il Salvatore.


E coloro che là si trovavano, come hanno reagito alla sublime dichiarazione del Divino Maestro: “Oggi si è compiuto questo passo della Scrittura che avete appena ascoltato?”.


Ammirazione trasformata in invidia


Il Vangelo di questa domenica si conclude con il commento sopra, ma nei versetti seguenti (cfr. Lc 1, 22-30) viene narrato l’epilogo dell’episodio. Dopo un impeto iniziale di ammirazione, è sopravvenuta la sfiducia e, in seguito, l’odio mortale: “Si riempirono di sdegno. Si alzarono, Lo cacciarono fuori della città, e Lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale era situata la loro città, per gettarLo giù dal precipizio”.


San Luca riassume in un solo atto i vari interventi di Gesù a Nazaret, per ragioni di sintesi e anche per l’impegno di mantenere la bellezza letteraria della sua opera. In realtà, ci fu in una prima fase molta ammirazione per Gesù da parte degli abitanti di questa città e, probabilmente, un desiderio egoistico di considerarlo come subalterno delle grandi figure locali.


La natura umana ferita nel peccato originale, se non è fedele alla grazia di Dio, reagisce sempre così. Dopo il primo impeto di ammirazione, viene la comparazione; in seguito, la volontà di trarre profitto; subito si alza l’invidia, dalla quale nascono l’odio e la smania di distruggere.


III — Conclusione


Il mondo anche oggi si trova in una crisi simile e, per alcuni versi, ancor peggiore di quella dell’Antichità nella quale Gesù ha iniziato in maniera magistrale la sua vita pubblica. O Egli libera i prigionieri dagli orrori del peccato e restituisce la vista ai ciechi impantanati nelle passioni e nei vizi, e nuovamente proclama “un anno di grazia da parte del Signore”, o saremo arrivati alla fine della Storia.


Ora, Maria ha affermato a Fatima: “Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà!”. Questo trionfo avverrà, e con certezza.


Preghiamo affinché l’invidia, l’odio e la furia distruttrice del male, siano limitati per molti secoli affinché così duri nel tempo, quando si stabilirà su questa Terra, il Regno di Cristo per mezzo del Sapienziale e Immacolato Cuore di Maria!

1) PIKAZA, Xabier. Introducción al Evangelio de Lucas. 
In: VV.AA. Comentarios a la Biblia Litúrgica. 
3.ed. Barcelona: San Pablo Comunicación, 2000, p.1173-1175.

 2) SAN BEDA, apud SAN TOMMASO DAQUINO. Catena Aurea. 
In Lucam, pref., v.I-4.


3) PAOLO VI. Ecclesiam Suam, n.51.


4) TUYA, OP, Manuel de. Biblia Comentada. Evangelios. 
Madrid: BAC, 1964, v.V, p.792.

Estratto dalla collezione “L’inedito sui Vangeli” di Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP.

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