XXXIII Domenica del Tempo ordinario – (Anno – C)


Beau Dieu

Vangelo


In quel tempo, 5 mentre alcuni parlavano del Tempio e delle belle pietre e dei doni votivi che lo adornavano, Gesù disse: 6 “Verranno giorni in cui, di tutto quello che ammirate, non resterà pietra su pietra che non venga distrutta”. 7 Gli domandarono: “Maestro, quando accadrà questo e quale sarà il segno che ciò sta per compiersi?” 8 Gesù rispose: “Guardate di non lasciarvi ingannare. Molti verranno sotto il mio nome dicendo: ‘Sono io’ e: ‘Il tempo è prossimo’; non seguiteli! 9 Quando sentirete parlare di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate. Devono infatti accadere prima queste cose, ma non sarà subito la fine”. 10 Poi disse loro: “Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno 11 e vi saranno di luogo in luogo terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandi dal cielo. 12 Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome. 13 Questo vi darà occasione di render testimonianza. 14 Mettetevi bene in mente di non preparare prima la vostra difesa; 15 Io vi darò lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere, né controbattere. 16 Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e metteranno a morte alcuni di voi; 17 sarete odiati da tutti per causa del mio nome. 18 Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà. 19 Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime!” (Lc 21, 5-19).


Cattolica, Apostolica, Romana e… Trionfante


Nel corso della sua Storia bimillenaria, la Chiesa è proceduta sempre sotto il segno della persecuzione. Ma, ad ogni attacco delle forze avverse, essa brilla con maggior splendore.


I – Il segno dei veri discepoli


Si racconta che San Pio X, durante un’udienza ai membri di uno dei collegi ecclesiastici romani, chiese ai giovani studenti:


– Quali sono i tratti distintivi della vera Chiesa di Cristo? – Sono quattro, Santo Padre: Una, Santa, Cattolica e Apostolica – rispose uno di loro. – Non ce n’è più di quattro? – indagò il Papa. – Essa è anche Romana: Una, Santa, Cattolica, Apostolica e Romana. – Esattamente, ma non manca ancora una delle caratteristiche più evidenti? – insistette il Pontefice.


Dopo un istante di silenzio, egli stesso diede la risposta: – Essa è anche perseguitata! Questo è il segno che siamo veri discepoli di Gesù Cristo.


Odio contro Cristo e la sua Chiesa


La Chiesa è perseguitata. Infatti, senza questa nota non si intende bene la Storia della Sposa di Cristo, che comincia sotto questo segno già nella più tenera infanzia del suo Divino Fondatore. Che male avrebbe potuto fare a Erode quel Bambino, figlio di un falegname, nato in una grotta e sdraiato in una mangiatoia? Nessuno. Ma nell’empio tentativo di toglierGli la vita, il tetrarca non ha esitato a far assassinare bambini innocenti.


Nel corso della vita pubblica di Gesù, l’odio contro di Lui non ha fatto che crescere. E’ giunto al parossismo quando i farisei hanno preso la decisione di ucciderLo ed hanno ottenuto da Pilato l’iniqua sentenza di condanna. A tal punto era detestato il Divino Maestro, da non tollerare neppure di vederLo fare il bene o insegnare la dottrina della Salvezza.


In questa stessa inimicizia si trova la fonte degli attacchi subiti dalla Chiesa dopo l’ascesa di Nostro Signore al Cielo. Così, fu l’odio furibondo contro i cristiani che mosse Nerone a dare inizio, nell’anno 64, alla sanguinosa persecuzione che sarebbe durata, con intervalli, fino al 313, quando l’Imperatore Costantino concesse la libertà alla Chiesa, con l’Editto di Milano.1


Durante i secoli seguenti, la Sposa di Cristo non ha mai cessato di far fronte ai più svariati attacchi – a volte cruenti – e ad ncessanti opposizioni, ora aperte, ora dissimulate. Anche ai nostri giorni, quest’odio contro coloro che praticano il bene non smette di manifestarsi nei suoi molteplici aspetti.


I cattivi non sopportano i buoni


“Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Ricordatevi della parola che vi ho detto: ‘Un servo non è più grande del suo padrone’. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra” (Gv 15, 18.20). Da queste parole di Gesù, vediamo che l’avversità e l’incomprensione sono inerenti all’esistenza terrena del vero fedele, per l’irreversibile incompatibilità tra la dottrina del mondo e quella di Cristo. Infatti, fin dal tempo dei nostri progenitori, esiste tra la benedetta posterità di Maria Santissima e la razza del serpente maledetto l’inconciliabile antagonismo descritto dalla Genesi: “Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno” (Gen 3, 15).


I malvagi non sopportano i buoni, e per costoro, l’odio di quelli indica elezione da parte di Dio, come si deduce da queste parole di San Girolamo a Sant’Agostino: “Siete celebrato in tutto il mondo. I cattolici venerano e riconoscono in voi il restauratore dell’antica Fede, e – ciò che è segnale di gloria ancora maggiore – tutti gli eretici vi detestano e vi perseguitano con lo stesso odio con cui perseguitano me, anelando di ucciderci col desiderio, giacché non possono farlo con le armi”.2


È nella fedeltà dei giusti di fronte alle persecuzioni che riluce in modo speciale la gloria di Dio.



Uccisione degli innocenti

II – Annuncio della fine del mondo


La Liturgia scelta dalla Chiesa per questa penultima Domenica del Tempo Ordinario segna praticamente il termine dell’Anno Liturgico C, visto che precede la Solennità di Cristo Re. La prospettiva della fine del mondo e del Giudizio Finale è molto accentuata nei testi e ci invita a considerare con più attenzione la giustizia, contrappunto indispensabile della bontà e della misericordia divina.


In quel tempo, 5 mentre alcuni parlavano del Tempio e delle belle pietre e dei doni votivi che lo adornavano…


Dopo un’aspra discussione con gli scribi e farisei, avvenuta proprio nel recinto del Tempio (cfr. Lc 20, 45-47; Mt 23, 13-36; Mc 12, 38-40), Gesù si dirigeva al Monte degli Ulivi. Durante il cammino, i discepoli manifestavano il loro incanto per la bellezza di quella “costruzione d’immensa opulenza”,3 per dirla alla maniera di Tacito, ricca di simbologie che elevavano la mente a Dio, come conviene ad ogni edificio religioso.


Punto di riferimento massimo del popolo Giudeo, al Tempio si volgevano i cuori degli israeliti del mondo intero. Straordinaria era la sua storia, dal momento in cui, eretto da Salomone, una densa e miracolosa nube lo aveva avvolto: lì si offrivano i veri sacrifici, erano ricevute insigni grazie e i devoti entravano in un contatto più intenso col soprannaturale. Abbellire il Tempio era, allora, mettere ancor più in risalto il suo significato spirituale.


Ma, a giudicare dalle parole dette subito dopo da Nostro Signore, tutto indica che essi stavano contemplando la Casa di Dio con una visione meramente naturalista.


Ammiravano il Tempio, ma non adoravano Chi lo abitava


… Gesù disse: 6 “Verranno giorni in cui, di tutto quello che ammirate, non resterà pietra su pietra che non venga distrutta”.


Gli Apostoli avevano davanti a loro Qualcuno che valeva molto di più del Tempio: il Creatore, il Redentore, la Saggezza eterna e incarnata. Contemplando con occhi mondani quell’edificio, si manifestavano ciechi verso Dio, perché si limitavano all’ammirazione della creatura senza elevarsi fino al Creatore; comprendevano il simbolo, ma non il Simbolizzato. Questa è la ragione del contundente ammonimento di Nostro Signore.


Per mano di Maria, il Bambino Gesù era stato presentato nel Tempio. Le sue mura testimoniarono le predicazioni e i numerosi miracoli di Gesù, ma le pietre vive che lo componevano – i sacerdoti e i fedeli – non accettarono il Messia: “Egli è venuto fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto” (Gv 1, 11). Ecco perché cadde su tanto fastoso edificio la terribile condanna: “Verranno giorni in cui non rimarrà pietra su pietra. Tutto sarà distrutto”.


Questa dura profezia avrebbe tardato meno di quarant’anni a realizzarsi nel modo più radicale possibile. “La Divina Provvidenza ha permesso la distruzione di tutta la città e del Tempio affinché nessuno, fra quelli che ancora erano deboli nella fede – stupito che sussistessero ancora i riti dei loro sacrifici –, fosse sedotto dalle loro diverse cerimonie”, 4 commenta San Beda.


La rovina di Gerusalemme e la parusia


7 Gli domandarono: “Maestro, quando accadrà questo e quale sarà il segno che ciò sta per compiersi?”


Gli Apostoli non chiesero nulla sulla causa di questa distruzione, ma su quando essa sarebbe avvenuta. Da buoni israeliti, dallo spirito previdente, volevano sapere con esattezza quello che sarebbe successo.


La completa distruzione dell’edificio sacro, simbolo della grandezza del popolo eletto, sembrava loro impossibile prima della fine dei tempi, poiché, “per un giudeo, la rovina della città e del Tempio equivale alla rovina del mondo”.5 Essi non potevano concepire che un giorno sarebbe mancato loro quel Luogo Santo, unico al mondo. Questa è la ragione per cui si unirono nelle loro domande due fatti totalmente distinti: la rovina di Gerusalemme e la parusia.6


Come osserva San Cirillo, gli Apostoli “non percepirono la forza delle sue parole e credevano che Lui parlasse della consumazione dei secoli”.7 Per questo, Nostro Signore, “senza tralasciare di rispondere alla domanda con la chiarezza sufficiente a che loro congetturassero gli avvenimenti vaticinati”,8 parlerà in due sensi: uno, la distruzione del Tempio materiale; l’altro, la fine del mondo. In realtà, la scomparsa di questa grandiosa costruzione significava la fine di un mondo: l’epoca dell’antica Legge cedeva il posto all’era della Grazia.


Vedere tutti gli avvenimenti nella prospettiva divina


8 Gesù rispose: “Guardate di non lasciarvi ingannare. Molti verranno sotto il mio nome dicendo: ‘Sono io’ e: ‘Il tempo è prossimo’; non seguiteli! 9 Quando sentirete parlare di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate. Devono infatti accadere prima queste cose, ma non sarà subito la fine”. 10 Poi disse loro: “Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno 11 e vi saranno di luogo in luogo terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandi dal cielo”.


Gesù risponde ai discepoli con un linguaggio enigmatico, senza cercare di sciogliere l’equivoco in cui erano incorsi, e senza rispondere loro con esattezza. Preferisce lasciare in penombra gli aspetti cronologici della domanda, in vista della formazione morale e spirituale dei suoi ascoltatori.


Infatti, l’aspettativa della fine del mondo come un evento prossimo li abituava a contemplare gli avvenimenti dalla prospettiva divina e preparava le anime di quei primi cristiani alle persecuzioni a cui avrebbero dovuto far fronte, prefigurazioni degli ultimi tempi, per l’odio e la crudeltà dei persecutori.


Ora, ogni volta che i peccati dell’umanità oltrepassano un certo limite, Dio interviene manifestando la sua collera e castigando i capricci e gli egoismi degli uomini.


Con l’Incarnazione, Dio aveva portato il suo amore alle creature ad un punto non escogitabile dagli uomini e neppure dagli Angeli. Un’estrema bontà ha caratterizzato la vita pubblica di Gesù, segnata da innumerevoli guarigioni e miracoli. Tuttavia, Egli non sarebbe Dio se non manifestasse anche lo splendore della sua giustizia, virtù non minore della misericordia. Egli ha, per così dire, due mani: quella della misericordia e quella della giustizia. Con la prima, perdona e protegge; con la seconda, riscuote e castiga. Da una di queste mani divine, nessuno sfugge.


Per contemplare Dio nella prospettiva vera, senza distorsioni né unilateralismi, è necessario amare in Lui questi due aspetti. Considerare la Seconda Persona della Santissima Trinità che muore in Croce per redimerci, è potente stimolo per la nostra pietà, ma non possiamo esimerci dall’ammirare la sua severità, anche quando essa possa venire a colpirci.


Perché, come insegna Sant’Alfonso Maria de’Liguori, “non merita la misericordia di Dio chi si serve di questa per offender-Lo. La misericordia è per chi teme Dio e non per chi se ne serve col proposito di non temerLo. Colui che offende la giustizia – dice l’Abulense – può ricorrere alla misericordia; ma a chi può ricorrere colui che offende la stessa misericordia?”.9


III – Sarete presi e perseguitati


12 “Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome”.


Madonna dell’Apocalisse

Annunciando agli Apostoli le persecuzioni e le sofferenze che avrebbero dovuto affrontare, Nostro Signore mirava anche ad istruire i cristiani di tutti i tempi, perché innumerevoli volte nel corso della Storia la proclamazione del nome di Gesù Cristo porterà loro come conseguenza l’essere ingiustamente presi, perseguitati o condotti ai tribunali. E questo arriverà al culmine negli ultimi tempi, poiché quanto maggiore sarà la decadenza morale dell’umanità, ineluttabilmente più odio ci sarà contro i giusti, la cui mera esistenza già rappresenta una muta censura ai malvagi.


Ben riflette San Gregorio Magno: “L’ultima tribolazione sarà preceduta da molte altre, perché devono venire prima molti mali che possano annunciare il male senza fine”.10


Testimonianze della fede nell’ora della difficoltà


13 “Questo vi darà occasione di render testimonianza”.


Erroneo sarebbe pensare che durante le persecuzioni tocchi ai buoni rimanere trattenuti e timorati, incapaci di qualsiasi azione. Al contrario, esse danno loro l’occasione di testimoniare con coraggio la buona dottrina di fronte a coloro che hanno deviato dal giusto cammino.


Affermando che le porte dell’inferno non prevarranno contro la sua Chiesa (cfr. Mt 16, 18), il divino Fondatore ha stabilito che essa sarà non soltanto invincibile, ma sempre trionfante. Così, per quanto gli inferni, non potendo distruggerla, si organizzino per soffocarla, non riusciranno mai ad impedire la sua attuazione. Qualunque siano le apparenze, la Luce di Cristo permarrà nella sua Sposa con tutto il suo potere e grandezza, aspettando il momento di manifestarsi in forma intensa, maestosa e irresistibile.


In queste ore di tempesta, la Provvidenza suscita testimonianze di Fede per essere fiaccole della Luce di Cristo a squarciare l’oscurità della difficoltà. Molte volte, inoltre, Dio utilizza strumenti fragili, in modo da render più patente la sua onnipotenza: Gedeone, ultimo uomo della tribù di Manasse, Giuditta, pietosa vedova e gli stessi Apostoli, semplici pescatori. Se percorriamo le grandi apparizioni della Vergine Maria, da Guadalupe fino a Fatima, chi vediamo come ricettori del messaggio, se non persone di scarsa cultura e qualità?


Quanto agli avvenimenti della fine del mondo, saranno giustamente la fermezza nella fede e la forza impetratoria dei fedeli, di fronte all’odio insaziabile dei seguaci dell’anticristo, che attireranno l’intervento divino, scatenando il castigo finale.


Consiglio divino confermato dalla Storia


14 “Mettetevi bene in mente di non preparare prima la vostra difesa; 15 Io vi darò lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere, né controbattere”


Con questa sorprendente affermazione, Nostro Signore sembra invitare i suoi discepoli alla negligenza, invece di incentivarli a premunirsi di fronte alla prospettiva della persecuzione. Ora, chiarisce il Cardinale Gomá, Gesù “non ordina loro di non cercare di premunirsi nei frangenti difficili per i quali passeranno, ma dice loro di non affliggersi per questo, poiché nei momenti di crisi più acuti potranno contare sull’ ispirazione speciale di Dio”.11


Infatti, nella lotta di tutti i giorni, vale il principio attribuito a Sant’Ignazio: “Pregate come se tutto dipendesse da Dio e lavorate come se tutto dipendesse da voi”.12 Ma in questo passo del Vangelo il Maestro Si riferisce ai momenti di estrema afflizione in cui tutto pare perduto. In queste ore, commenta San Gregorio, “è come se il Signore dicesse ai suoi discepoli: ‘Non abbiate timore. Voi andrete al combattimento, ma sono Io che combatterò; voi pronuncerete parole, ma chi parlerà sono Io’”.13


La Storia conferma con abbondanza la splendida realizzazione di questa profezia di Nostro Signore, nei giudizi iniqui promossi contro i figli della luce. Santa Giovanna d’Arco, per esempio, era una contadina senza studi; le sue risposte, però, confusero il tribunale che la giudicava, per la loro straordinaria profondità teologica.


Diserzione e tradimento nelle proprie fila


16 “Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e metteranno a morte alcuni di voi; 17 sarete odiati da tutti per causa del mio nome”.


Persino nel seno delle stesse famiglie ci sarà divisione, moltiplicando la sofferenza di coloro che saranno consegnati da “genitori, fratelli, parenti e amici”. Infatti, come insegna San Gregorio, “i più crudeli tormenti per noi sono quelli causati dalle persone più care, perché, a parte il dolore corporale, sentiamo l’affetto perduto”.14


Già il Cardinale Gomá interpreta questo versetto in un senso simbolico, più ampio: “Alle vessazioni che dovranno soffrire da parte dei nemici, si aggiungerà un male più grave: la diserzione e il tradimento nelle proprie file”.15 Infatti, quante volte non sono stati eretici o apostati i più acerrimi avversari della Chiesa?



Dio è il principale Attore della Storia


18 “Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà”.


Santa Giovanna d’Arco

Crediamo, a volte, che siano rarissimi gli interventi di Dio negli avvenimenti terreni. Come se Lui, dopo aver creato l’universo, lasciasse i fatti svolgersi da soli, procedendo in forma simile a uno che pianta un albero e non si preoccupa affatto della sua crescita. Niente di più contrario alla realtà. Dio non solo agisce nella Storia, ma, soprattutto, è il suo Principale Attore. Tutto è nelle sue santissime mani, nulla sfugge al suo governo: “In Dio viviamo, ci muoviamo, e siamo” (At 17, 28).


A volte, l’azione della Divina Provvidenza nei fatti concreti è visibile agli occhi di tutti, perché è suo disegno renderla patente. Tuttavia, nella maggior parte delle occasioni, Essa opera in forma nascosta o discreta, lasciando alla responsabilità del nostro intendimento e della nostra fede discernere l’impronta della sua attuazione.


Il Creatore ha tutto contato, pesato e misurato e, agendo sugli avvenimenti, ha sempre presente, insieme alla propria gloria, la salvezza di coloro che sono suoi. Per questo, afferma San Paolo: “Tutto quanto succede, concorre al beneficio dei giusti” (Rm 8, 28).


Ognuno dei nostri atti, gesti o atteggiamenti saranno consegnati nel Libro della Vita. Nessun atto di virtù rimarrà senza ricompensa, come afferma San Beda: “Non cadrà un solo capello dal capo dei discepoli del Signore, perché non solamente le grandi azioni e le parole dei santi, ma anche il minore dei suoi pensieri sarà degnamente premiato”.16


Speranza nella vita vera


19 “Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime!”


Tutti noi, come gli Apostoli, siamo soggetti ad attraversare situazioni difficili in virtù della nostra fedeltà a Cristo. Come dobbiamo comportarci di fronte a queste?


Innanzitutto, dobbiamo credere fermamente nell’onnipotenza di Nostro Signore e avere ben presente il suo amore per ognuno di noi, come ci esorta Sant’Agostino: “Questa è la Fede cristiana, cattolica e apostolica. Confidate in Cristo che dice: ‘non cadrá neppure uno dei vostri capelli’, e, una volta eliminata l’incredulità, considerate quanto valete. Chi di noi può esser disprezzato dal nostro Redentore, se neppure un suo capello lo sarà? Oppure: come dubiteremo che darà la vita eterna alla nostra carne e alla nostra anima Colui che, per amore nostro ha ricevuto anima e carne nella quale è morto e l’ha recuperata affinché sparisse il timore di morire?”.17


Ma anche non possiamo dubitare che Gesù Si è incarnato per farci partecipi della sua resurrezione: “Se Cristo non è resuscitato, la vostra Fede è vana” (I Cor 15, 17), proclama San Paolo.


Una volta convinti che siamo di passaggio su questa Terra, sulla via dell’eternità, tutti i mali che possiamo soffrire assumono un’altra dimensione. “Chi sa che è un pellegrino in questo mondo, indipendentemente dal luogo in cui si trova corporalmente; chi sa che ha una patria eterna nel Cielo; chi ha la certezza che lì si trova la regione della vita felice, la quale qui è lecito desiderare, ma non è possibile avere, e arde in questo desiderio così buono, santo e casto – costui vive qui pazientemente”.18


È rimanendo fermi nella Fede che guadagneremo la vera vita; è solo nella prospettiva della gloria eterna che avremo la forza per perseverare nell’ora delle difficoltà. E questo non dipende tanto dal nostro sforzo quanto dalla grazia divina, che dobbiamo chiedere incessantemente.


IV – Proclamare la bellezza trionfante della Chiesa


Due significativi episodi storici, tra tanti altri, possono illustrare l’insegnamento della Liturgia di questa domenica. Il filosofo illuminista François-Marie Arouet, più noto con lo pseudonimo di Voltaire, fu uno dei più acclamati empi di tutti i tempi. Il suo odio contro la Chiesa lo portò ad affermare: “Sono stanco di sentir dire che sono bastati dodici uomini ad impiantare il Cristianesimo nel mondo e voglio provare che ne basta uno per distruggerlo”.19 Ma, l’audace ateo è morto e la ridicola minaccia è caduta nel vuoto.


Non meno arrogante con la Sposa di Cristo è stato Napoleone Bonaparte. Dopo essere stato scomunicato da Papa Pio VII, ebbe la petulanza di chiedere sarcasticamente al legato papale, Cardinale Caprara, se a causa di questo sarebbero cadute le armi dalle mani dei suoi soldati. Ora, secondo quanto narrano testimoni oculari, tra cui il Conte di Sègur, fu quello che successe durante la campagna di Russia: “Le armi dei soldati sembravano essere di un peso insopportabile per le loro braccia tumefatte; nelle loro frequenti cadute, sfuggivano loro dalle mani, si rompevano o si perdevano nella neve”.20


Mesi dopo, Bonaparte si vide obbligato a firmare il decreto della sua destituzione nel palazzo di Fontainebleau, dove aveva mantenuto prigioniero il Vicario di Cristo e partì per l’esilio. Pio VII, però, che Bonaparte aveva chiamato irrispettosamente “vecchio”, avrebbe dovuto regnare ancora per quasi una decade, sopravvivendo per due anni al prigioniero dell’Isola di Sant’Elena.


Potremmo moltiplicare gli esempi mostrando “che è una caratteristica della Chiesa vincere quando attaccata, esser meglio compresa quando contestata e guadagnare terreno quando abbandonata”,21 come insegna Sant’Ilario di Poitiers. Padre Monsabrè aggiunge: “Molte volte, nel corso dell’Era Cristiana, si può vedere il Corpo Mistico del Figlio di Dio sul punto di perire, molte volte lo si è potuto veder recuperare vita ed avanzare con passo risoluto verso i giorni dell’eternità”.22


Gesù trionfante

I periodi di persecuzione ci invitano a deporre una fede incrollabile in Cristo e nella sua Chiesa, ma anche ad amarLi in un modo tutto speciale. “In un tempo di grandi prevaricazioni”, afferma il Cardinale Gomá, “persino i buoni diventano deboli. Tuttavia, in mezzo alle defezioni e debolezze, persevereranno i forti, quelli che conserveranno la fede e i buoni costumi cristiani. Questi si salveranno: ‘Chi persevererà fino alla fine, sarà salvo’ (Mt 24, 13). Essendo costanti, otterrete la salvezza”.23


Situandoci di fronte ad una grandiosa prospettiva escatologica, il Vangelo di questa domenica ci incita a proclamare la bellezza trionfante della Santa Chiesa, nella piena fiducia che chi rimarrà filialmente nel suo seno otterrà come premio lo stesso Dio!

1) “Osorio, che utilizzò fonti oggi perdute, ha scritto: 
‘Nerone ha condannato i cristiani a diverse forme di morte, 
e li ha perseguitati non solo a Roma, ma anche in tutte le 
provincie, e ha cercato di sopprimere il nome cristiano’ 
[...]. Riferisce Lattanzio che ‘la causa della persecuzione 
è stata l’odio di Nerone contro i cristiani’” (WEISS, Juan 
Bautista. Historia Universal. Barcelona: La Educación, 1927, 
v.III, p.708-709).

2) SAN GIROLAMO. Epistola ad Augustinum CXLI. In: Cartas. 
Madrid: BAC, 1962, v.II, p.784-785.

3) Cfr. GOMÁ Y TOMAS, Isidro. El Evangelio explicado. Pasión 
y Muerte. Resurrección y vida gloriosa de Jesús. Barcelona: 
Rafael Casulleras, 1930, v.IV, p.109.

4) SAN BEDA, apud SAN TOMMASO DAQUINO. Catena Aurea. 
In Lucam, c.XXI, v.5-8.

5) GOMÁ Y TOMÁS, op. cit., p.110.

6) Questo si vede con maggior chiarezza nel Vangelo di 
San Matteo: “Dicci quando accadranno queste cose, e quale sarà 
il segno della tua venuta e della fine del mondo? (Mt 24, 3).

7) SAN CIRILLO, apud SAN TOMMASO DAQUINO, Catena Aurea, op.cit.

8) GOMÁ Y TOMAS, op. cit., p.114.

9) SANTALFONSO MARIA DELIGUORI. Preparação para a morte. 
Petrópolis: Vozes, 1956, p.128.

10) SAN GREGORIO MAGNO, apud SAN TOMMASO DAQUINO, op. cit.,
v.9-11.

11) GOMÁ Y TOMÁS, op. cit., p.112.

12) CCE 2834.

13) SAN GREGORIO MAGNO, apud SAN TOMMASO DAQUINO, op. cit., 
v.12-19.

14) Idem, ibidem.

15) GOMÁ Y TOMÁS, op. cit., p.112.

16) SAN BEDA, apud SAN TOMMASO DAQUINO, op. cit., v.12-19.

17) SANTAGOSTINO. Sermo CCXIV, n.12. In: Obras. Madrid: BAC, 
2005, v.XXIV, p.257-258.

18) SANTAGOSTINO. Sermo CCCLIX/A, 2. In: Obras. Madrid: BAC, 
1985, v.XXVI, p.309.

19) CONDORCET. Vie de Voltaire. In: OEuvres complètes de 
Voltaire. Paris: Th. Desoer, 1817, t.I, p.55.

20) SÉGUR, apud HENRION, Barón. Historia general de la Iglesia.
2.ed. Madrid: Ancos, 1854, t.VIII, p.153.

21) SANTILARIO DI POITIERS, apud BERINGER, R. Repertorio 
universal del predicador. La Iglesia y el Papado. Barcelona: 
Litúrgica Española, 1933, v.XVIII, p.241.

22) MONSABRÉ, OP, Jacques-Marie-Louis. Recherche de 
Jésus-Christ. In: Conférence de Notre-Dame de Paris. 
Retraites Pascales 1877-1878. Paris: Lethielleux, 1877-1888, 
p.319.

23) GOMÁ Y TOMÁS, op. cit., p.113.

Estratto dalla collezione “L’inedito sui Vangeli” di Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP.

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