Commento al Vangelo – II Domenica del Tempo Ordinario – (Anno C)



Le Nozze di Cana

Vangelo

1 Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. 2 Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. 3 Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno più vino”. 4 E Gesù rispose: “Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora”. 5 Sua madre dice ai servi: “Fate quello che vi dirà”. 6 Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili. 7 E Gesù disse loro: “Riempite d’acqua le giare”; e le riempirono fino all’orlo. 8 Disse loro di nuovo: “Ora attingete e portatene al maestro di tavola”. Ed essi gliene portarono. 9 E come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l’acqua), chiamò lo sposo 10 e gli disse: “Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po’ brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono”. 11 Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui (Gv 2, 1-11).


Il miglior “vino” della Storia


Quando la Madonna sarà effettivamente la Regina dei Cuori, “cose meravigliose accadranno in questo mondo”. Nella Storia, a somiglianza delle Nozze di Cana, il miglior vino è riservato alla fine…


I – Il potere di intercessione di Maria


Profumano le pagine dell’Antico Testamento dei fatti delle Sante Donne che hanno costruito le successive generazioni del popolo eletto. Tutte loro sono, in qualche modo, prefigurazioni della Madonna ed hanno anticipato l’insuperabile esempio di Maria Santissima nella pratica delle virtù.


Giuditta

Così sono state Ruth, la moabita, la casta Susanna e Giuditta, che ha vinto il terribile Oloferne quando i governanti di Israele si apprestavano a consegnare la città. Lo stesso è accaduto a Ester. Anche se fragile, si mostrò sensibile alle suppliche dello zio Mardocheo, di intercedere presso il re per salvare dallo sterminio gli israeliti. Ha pregato, ha chiesto forza e, rischiando la vita, ha ottenuto le buone grazie del re, mettendo in evidenza quanto amava il suo popolo.

Come ogni simbolo, queste prefigurazioni sono inferiori a ciò che rappresentano, ma rivelano aspetti dell’anima ineguagliabile della Vergine Maria.

Una volta che “Dio Padre ha riunito tutte le acque e le ha denominate mare, ed ha raccolto tutte le grazie chiamandole Maria”,1 qualsiasi perfezione esistente nell’universo creato – con l’eccezione di Gesù Cristo, l’Uomo Dio – è insufficiente per essere debitamente comparata con la Madre di Dio.2


Ester

È in questa prospettiva, che dobbiamo analizzare il Vangelo delle Nozze di Cana, dove la mancanza di vino ha dato luogo al primo miracolo di Gesù Cristo, per intercessione di Maria.


II – Il miracolo delle nozze di Cana


Non è sorprendente che il primo miracolo di Nostro Signore si sia verificato durante una festa di matrimonio, perché le cerimonie nuziali erano circondate da una straordinaria solennità in quel tempo, dovuta all’attesa del Messia che sarebbe venuto a salvare il popolo ebraico. Le nuove coppie si formavano nella speranza di apparire nella genealogia del Salvatore e la sterilità era considerata un vero castigo.


Secondo il costume vigente, le nozze cominciavano ad essere preparate un anno prima, quando i genitori dei fidanzati si riunivano per il contratto di matrimonio e per coordinare tutto quanto riguardava il patrimonio, al fine di garantire la stabilità della nuova casa.


Normalmente il banchetto di nozze si realizzava dopo il tramonto e la sposa si dirigeva in corteo verso la sua nuova casa, preceduta da amiche che trasportavano le lampade, con espressioni di gioia e con canti. Le celebrazioni avevano in quell’epoca caratteristiche sui generis e si prolungavano, spesso per una settimana, era usuale la presenza di un gran numero di invitati.3


Gesù e Maria sono invitati a un matrimonio


1 Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. 2 Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.


Cana distava dieci chilometri da Nazaret ed era una città più importante di questa. La Madre di Gesù aveva certamente relazioni di amicizia con la famiglia di uno degli sposi. Secondo l’opinione di Abbé Jourdain, “si può credere che Maria fosse unita da legami di parentela prossima alle famiglie dei giovani sposi e, essendo stata invitata a questo titolo, ritenne suo dovere parteciparvi”.4


Nostro Signore la seguì, portando con Sé i suoi primi discepoli, Giovanni, Giacomo, Pietro, Andrea, Filippo e Natanaele. Lo scopo della presenza di Gesù e di sua Madre è così spiegato dall’Abbé Jourdain: “Gesù Cristo Si degnò di andare alle nozze di Cana, sia per onorare il matrimonio, come unanimemente insegnano i Santi Padri, sia per elevarlo alla dignità di Sacramento e mostrare alla Chiesa e al mondo che, senza la presenza del Figlio di Dio e di sua Madre Santissima, non ci sono nozze sante e gradite a Dio”.5 Tutta via avendo già trattato di questo argomento in un precedente articolo, analizzeremo ora in particolare il ruolo della Madonna.6


È opportuno sottolineare nel commento di questo versetto, una caratteristica dello spirito cattolico: la considerazione che la vita umana, condotta in conformità con l’osservanza della Legge di Dio, deve essere gradevole, avere il suo conforto e le sue gioie. Partecipando alla festa, il Signore Gesù e la Madonna hanno dimostrato che “le legittime espansioni della vita domestica sono sante”, e che “lo spirito cristiano non è distante né antisociale”.7 La gioia moderata del buon cibo e del buon bere, il casto piacere della mensa ed altri leciti diletti come, per esempio, la musica o un ambiente arredato con buon gusto e raffinatezza, sono molto in sintonia con lo spirito della Chiesa, in quanto propiziano il progresso nell’amore di Dio.


In quella celebrazione matrimoniale santificata dalla sua presenza, è inconcepibile che Nostro Signore e la Madonna siano passati inosservati. Nella fisionomia, nel portamento, nel modo di essere, soprattutto nello sguardo di entrambi, doveva trasparire l’incommensurabile superiorità rispetto a tutti gli altri. Inevitabilmente, un’aureola soprannaturale doveva circondarLi, attirando la curiosità dei commensali. Ha detto padre Ambroise Gardeil, OP, che “più che dai suoi miracoli e dalle sue osservazioni, era dalla pace che da Lui scaturiva, la dimostrazione che Nostro Signore era Figlio di Dio”.8


Sempre desiderosa di fare del bene agli altri


3 Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno più vino”.


Secondo l’usanza ebraica, le donne non si sedevano a tavola nei banchetti, ma rimanevano separate dagli uomini e si occupavano della preparazione dei cibi. Le più anziane supervisionavano il lavoro delle più giovani, prendevano le decisioni e guidavano il servizio che era fatto a tavola.9 Dal tenore del versetto si evince che tra queste doveva figurare la Madonna, che stava aiutando gli anfitrioni per il buon esito della festa.


Come sempre, incurante di Se stessa, Maria prestava attenzione a tutto, desiderosa di fare del bene agli altri. Ha capito, forse anche senza che nessuno Gliela comunicasse, la situazione imbarazzante: era finito il vino. Che vergogna per i padroni di casa! Quanto grande sarebbe stata la delusione, quando si fosse saputo! Questo non è accaduto, perché, come dice San Bernardino da Siena, “il Cuore di Maria non avrebbe potuto non vedere una necessità, un dolore” e anche senza essere pregata, “Lei interviene, chiedendo un miracolo per togliere dall’imbarazzo questi umili sposi”.10


La Madonna aveva interpretato tutto con saggezza e certamente considerò che la Provvidenza aveva permesso la mancanza del vino per dare a Gesù l’occasione di manifestare la sua Divinità. “Lui non ha operato nessun prodigio, ma Lei non mette in dubbio il suo potere soprannaturale, e la sua comunicazione implica una preghiera che faccia il possibile, anche un miracolo”.11


Infatti, come sottolineano i professori Gesuiti, “nella sua intuizione di Madre e di Vergine illuminata, si rese conto che era arrivato il momento per Gesù di rivelare il segreto messianico, nascosto per tanti anni. Il commiato precedente, il battesimo, la predicazione di Giovanni e i discepoli che seguivano Gesù, tutti questi episodi Le dicono che è cominciata una fase nuova: la vita pubblica”.12


D’altra parte, il Signore Gesù doveva aver già rivelato a sua Madre il grande mistero dell’Eucaristia, forse per consolarLa per tutta la Passione, attraverso cui Egli sarebbe dovuto passare, e per l’abbandono in cui Lei sarebbe rimasta sulla Terra per circa quindici anni.13 Maria avrebbe atteso, quindi, con trepidazione il momento di poter comunicare ed essendo mancato il vino, Lei avrebbe ben potuto pensare che questa fosse una buona occasione per anticipare l’istituzione dell’Eucaristia.14


Prefigurazione del miracolo eucaristico


4 E Gesù rispose: “Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora”.


Santuario di Cana di Galilea – interiore

Sebbene la parola “donna”, contenuta nella risposta di Gesù, suoni piuttosto dura al nostro orecchio, nel linguaggio del tempo denotava, al contrario, rispetto e solennità, inclusa una grande stima ed anche una sfumatura di tenerezza. In passato non era raro usarla per rivolgersi a principesse e regine.15


Nostro Signore aveva perfettamente compreso l’insinuazione di sua Madre, e usando la parola “donna” per rivolgersi a Lei, ha voluto indicare, come afferma Maldonado, il desiderio di “allontanare da Sé ogni sospetto di amore umano, nel compiere il miracolo”.16 I professori della Compagnia di Gesù esprimono la stessa opinione: “Gesù non nega il miracolo che gli è stato chiesto, ma nega che lo opererà per un motivo meramente umano. In tutto Egli si muove per volontà del suo Padre celeste”.17


Anche Nostro Signore, non poteva essere altrimenti, doveva provar pena per la situazione di quelle famiglie. Tuttavia, desiderava istruire i suoi discepoli e associare la Madonna alla sua opera, mostrando il ruolo decisivo di mediazione di sua Madre. Per questo, di sicuro si rallegrò nel sentire la richiesta di Maria e, secondo il noto esegeta P. Lagrange, rispose come chi dice: “Lascia fare a me, tutto andrà bene […] con più dignità nel tono, ma certamente anche con più affetto nella modulazione della voce”.18


Santuario di Cana di Galilea – esteriore

Dicendo “la mia ora non è ancora arrivata”, Gesù dichiara che è ancora troppo presto per l’istituzione dell’Eucaristia.19 Inoltre, – afferma San Giovanni Crisostomo – , non essendo Egli ancora conosciuto come il Messia, non era il momento di manifestarsi facendo un miracolo.20


La fiducia nella Madonna deve essere totale


5 Sua madre dice ai servi: “Fate quello che vi dirà”.


La Madonna conosceva molto bene il Sacro Cuore di Gesù, fornace ardente di carità, generato nel tempio sublime che è il suo chiostro materno. “Conoscendo in modo privilegiato, come Madre, il Cuore di suo Figlio, sa che sarà ascoltata e raccomanda ai servi di fare tutto quello che dirà loro. E così, su richiesta di Maria, si anticipa eccezionalmente l’ora dei miracoli di Cristo”.21 È l’efficacia dell’Onnipotenza supplicante.


Questo ci mostra come dobbiamo aver fiducia nella Madonna, senza restrizioni, anche quando ci sembra di meritare il rifiuto di Nostro Signore. Sarà Lei che ci soccorrerà, quando, anche a noi, “mancherà il vino”. Infatti è assoluto, per disegno divino, il potere di impetrazione della Mediatrice di tutte le grazie. Nella sua insondabile bontà, il Redentore ha promesso: “Qualunque cosa chiederete al Padre nel mio nome, io lo farò” (Gv 14, 13). Ora, se questo è valido per noi, concepiti nel peccato originale e con tante miserie personali, come non lo sarà in altissimo grado per la sua incomparabile Madre?


Se sulla Terra, Gesù non le ha negato nulla, agirebbe altrimenti stando nel Cielo? Se ha fatto questo stupendo miracolo, anche se non era ancora il momento, possiamo essere sicuri che, ora sì, il suo tempo è venuto, poiché è in Cielo come Sacerdote Eterno presso il Padre per intercedere per noi (cfr. Eb 4, 14). Là sta per soddisfare le nostre domande, resta lì alla mercé delle richieste della Madonna. Ben a proposito conclude il pio Cardinale de La Luzerne: “All’apice della gloria, avrebbe Ella perso il suo potere? Il premio per le sue incomparabili virtù sarebbe quello di avere meno credito davanti a Dio? […] Colui che sulla Terra era sottomesso ai suoi ordini, in Cielo, respingerà le sue preghiere?”.22


Così, stiamo certi che, ricorrendo a Maria, saremo soddisfatti in ogni circostanza.


Nei miracoli, Dio vuole la nostra cooperazione


6 Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili. 7 E Gesù disse loro: “Riempite d’acqua le giare”; e le riempirono fino all’orlo.


Raccomandando ai servitori di fare quello che Gesù avrebbe comandato loro, la Madonna li aveva istruiti a non porre nessun ostacolo alla volontà di Gesù. È ciò che ripete costantemente nelle nostre anime: “Fate quello che vi dirà”, o “seguite la voce interiore della grazia, senza contrapporle alcuna resistenza”.


Purtroppo, spesso non sappiamo interpretare bene la voce di Dio, e opponiamo resistenza alla grazia, al contrario dell’atteggiamento esemplare di quei servitori. Senza dubbio, deve essere sembrata loro strana l’idea di fornire acqua in un banchetto, ma obbedirono prontamente, senza fare la minima osservazione.


Una lezione importante trae da questo passaggio P. D’Hauterive: “In questo episodio, dobbiamo considerare com’è importante obbedire fedelmente a Dio e a chi occupa il suo posto in mezzo a noi, senza indagare con troppa curiosità il motivo per il quale ci ordina una cosa o l’altra”.23 Dio vuole la nostra cooperazione nei miracoli, con la fede, con l’obbedienza alla voce della grazia nel nostro intimo. È come se dicesse, secondo le sagge parole di Abbé Jourdain: “Se tu farai quello che puoi, Egli farà quello che non puoi”.24


Il modo di compiere il miracolo


8 Disse loro di nuovo: “Ora attingete e portatene al maestro di tavola”. Ed essi gliene portarono. 9 E come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l’acqua), chiamò lo sposo…


Nei suoi miracoli, Gesù intendeva, o soddisfare la fame della moltitudine – come quando ha moltiplicato i pani e i pesci – o soddisfare altre necessità impellenti. In questo caso, tuttavia, non era indispensabile che Egli trasformasse l’acqua in vino, perché la sua mancanza non avrebbe arrecato gravi danni a nessuno.


Tuttavia, Gesù soddisfa alla domanda con sovrabbondanza, donando sei barili pieni, ossia circa 600 litri del vino migliore, quantità di gran lunga superiore rispetto alla necessità del momento. Qual è la ragione di questo eccesso?


Nostro Signore ha agito così per mostrarci che il superfluo, di per sé, non solo non è peccato, ma può anche essere legittimo e raccomandabile. Questa abbondanza di vino, afferma il cardinale Goma, “non servirà ad un abuso da parte degli invitati, perché la semplice presenza di Gesù li conterrà, ma per liberare alcuni amici o parenti da una situazione grave e alleviarli nella loro povertà, dando loro quella tale quantità di vino”.25 Non senza ragione, dunque, il grande esegeta don Fillion ci invita ad ammirare “la munificenza regale del dono nuziale di Gesù”.26


D’altra parte, si deve prestare attenzione a un dettaglio importante: il miracolo è stato compiuto senza nessuna formula o gesto esterno, salvo l’ordine dato dal Signore ai servitori, ed avendo essi obbedito, non c’era più l’acqua nei vasi, ma il vino. P. D’Hauterive riassume in termini precisi quanto accaduto: “Con un atto della sua volontà sovrana, la volontà con la quale egli dà ordini agli elementi, come loro Signore, Gesù immediatamente ha cambiato la sostanza dell’acqua in sostanza di vino”.27 Tuttavia, nella Santa Cena, quando opera la transustanziazione del pane e del vino, Egli utilizza una formula fissa, che la Chiesa usa ancor oggi nella Liturgia.


Non ha fatto lo stesso a Cana, perché quell’atto non avrebbe dovuto essere ripetuto dai posteri. E sebbene il miracolo di Cana sia stato spettacolare, fu molto inferiore rispetto a quello che si opera in ogni Messa, con la transustanziazione del pane e del vino in Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Nostro Signore. Nell’Eucaristia, il miracolo non è visibile: il sacerdote pronuncia le parole della Consacrazione e sia l’ostia che il vino consacrati continuano ad avere l’aspetto di pane e di vino, anche se è stata mutata la sostanza. Questo è il modo per provare la nostra fede.


Il miglior vino fu servito alla fine


10 …e gli disse: “Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono”.


Il vino, frutto di questo miracolo, è stato senza dubbio il più delizioso mai prodotto nella Storia – il vino dei vini – perché fatto da Dio stesso.


Dalla circostanza di essere servito alla fine, possiamo trarre un’applicazione per la nostra vita spirituale. Quando cediamo alla seduzione del peccato, noi esauriamo in primo luogo il “vino buono”: il godimento dei piaceri e l’illusione di una felicità perfetta ma subito dopo, essendo ormai ubriacati dal vizio, ad essi subentrano tristezza e frustrazione.28


Al contrario, quando ci impegnamo nel cammino di santificazione, forse possiamo trovare all’inizio difficoltà o privazioni. Presto seguirà, tuttavia, il delizioso “vino” di consolazioni spirituali. “Inizialmente, il mondo promette beni, gioia, piaceri, ma alla fine dà solo amarezze, sofferenze, disperazione. Dio, al contrario, a chi si consegna a Lui, fa sentire l’amarezza del calice di Gesù Cristo, pene e fatiche, ma alla fine le sofferenze e le lacrime cedono il passo ad una gioia ineffabile, a torrenti di delizie”.29


Ecco una parola di speranza e di consolazione a chi soffre: si sta preparando per loro il buon vino tramutato dal Signore.


I miracoli di Nostro Signore dimostrano la sua Divinità


11 Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.


Dal tenore di questo versetto si può dedurre che fino a quel momento i discepoli non avevano pienamente creduto nel Maestro. “Avevano già cominciato a credere in Lui – afferma il Cardinale de La Luzerne – perché si vincolarono alla sua persona ma la loro fede era ancora debole, forse anche incerta e questo miracolo l’ha consolidata, rendendola più viva e forte”.30 Questo miracolo fu necessario, quindi, perché essi vedessero in Nostro Signore, il Messia.


Da qui l’invito ad aderire a Dio già all’inizio della nostra vita spirituale, senza richiedere miracoli o consolazioni, come Egli stesso disse a Tommaso: “Beati quelli che credono senza vedere” (Gv 20, 29).


III – Il miglior “vino” della storia: il Regno di Maria


Statua Pellegrina del Cuore Immacolato di Maria

Tenuto conto delle perplessità e paure che il mondo di oggi può causarci, il Vangelo di questa domenica ci invita alla speranza perché sappiamo che, quando l’umanità raggiunge un livello di degrado morale, dove tutto sembra perduto, l’intercessione onnipotente di Maria otterrà dal suo Figlio Divino il mutamento dell’acqua – in questo caso, un’acqua inquinata dal peccato – nel vino migliore.


La miseria spirituale del mondo si trasformerà, attraverso l’intercessione della Madre di Dio, in qualcosa di straordinario, che non possiamo nemmeno immaginare: il Regno di Maria, cioè il trionfo del suo Cuore Sapienziale e Immacolato, da Lei annunciato a Fatima.

La frase del Vangelo di oggi “hai lasciato il miglior vino per la fine” può proprio significare: “Hai lasciato, o Dio, le Tue migliori grazie per i tempi a venire”. Le grazie più eccellenti, i più insigni benefici, i maggiori santi, le culture più raffinate – tutto ciò che poteva esserci di meglio, fu riservato per questa era mariana.


In un modo soave, ma rapido e diretto – tale come l’acqua è stata trasformata in vino alle nozze di Cana –, la Madonna otterrà dal suo Divino Figlio la santificazione delle nostre anime. Per ottenere questo felice rinnovamento, ci basta soltanto seguire il saggio consiglio del Abbé Jourdain: “Presentale le tue necessità, la tua miseria, la tua debolezza e supplicaLa: ‘Vergine Santissima, mi manca il vino dell’amore e della devozione, ho appena un po’ d’acqua fredda e insipida; chiedi a tuo Figlio, che la converta in vino’”.31


In questa era a venire, Maria sarà stabilita Regina dei Cuori e “cose meravigliose accadranno in questo mondo, dove lo Spirito Santo, trovando la sua amata Sposa come riprodotta nelle anime, a loro scenderà abbondantemente, riempendole dei suoi doni, in particolare del dono della saggezza, al fine di operare meraviglie della grazia. […] quando arriverà questo tempo felice, questo secolo di Maria, in cui molte anime elette, perdendosi negli abissi del loro intimo, diventeranno copie vive di Maria, per amare e glorificare Gesù Cristo?”.32


Per amoroso disegno del suo Divino Figlio, il miglior vino della Storia verrà alla fine, e sarà il “vino di Maria”!

1) SAN LUIGI MARIA GRIGNION DE MONTFORT. Traité de la vraie 
dévotion à la Sainte Vierge, n.23. In: Œuvres Complètes. 
Paris: Du Seuil, 1966, p.498.


2) Insegna, a questo riguardo, San Tommaso:L’umanità di 
Cristo, per il fatto di essere unita a Dio; la beatitudine 
creata, per essere nel dilettarsi in Dio; e la Beata Vergine, 
per esser la Madre di Dio, hanno fino a un certo punto infinita
dignità, che proviene dal bene infinito che è Dio” 
(SAN TOMMASO DAQUINO. Somma Teologica, I, q.25, a.6, ad 4).


3) Cfr. FERNÁNDEZ TRUYOLS, SJ, Andrés. Vida de Nuestro Señor 
Jesucristo. 2.ed. Madrid: BAC, 1954, p.150-152. 

4) JOURDAIN, Zéphyr-Clément. Somme des grandeurs de Marie. 
Paris: Hippolyte Walzer, 1900, t.II, p.461. 

5) Idem, ibidem.


6) Cfr. CLÁ DIAS, EP, João Scognamiglio. Antes e depois de 
Maria. In: Arautos do Evangelho. São Paulo. N.22 (Ott., 2003); 
p.6-10; Commento al Vangelo della Solennità di Nossa Senhora 
Aparecida, nel Volume VII di questa collezione. 

7) GOMÁ Y TOMÁS, Isidro. El Evangelio explicado. Introducción,
Infancia y vida oculta de Jesús. Preparación de su ministerio 
público. Barcelona: Rafael Casulleras, 1930, v.I, p.454. 

8) GARDEIL, OP, Ambroise. El Espíritu Santo en la vida 
cristiana. Madrid: Rialp, 1998, p.167.


9) Cfr. TUYA, OP, Manuel de. Biblia Comentada. Evangelios. 
Madrid: BAC, 1964, v.V, p.999-1000. 

10) SAN BERNARDINO DI SIENA, apud THIRIET, Julien. 
Explication des Évangiles. Hong-Kong: Société des Missions 
Étrangères, 1920, t.I, p.272. 

11) BULLETIN PAROISSIAL ET LITURGIQUE, apud BERINGER, 
R. (Org.). Repertorio universal del predicador. 
Barcelona: Litúrgica Española, 1933, v.I, p.198. 

12) Cfr. LEAL, SJ, Juan; DEL PÁRAMO, SJ, Severiano ; 
ALONSO, SJ, José. La Sagrada Escritura. Texto y comentario 
por los Profesores de la Compañía de Jesús. Nuevo Testamento, 
Evangelios. Madrid: BAC, 1961, v.I, p.846.


13) “Non c’è dubbio che Maria conobbe il proposito di Cristo 
di istituire l’Eucaristia molto prima che fosse istituito un 
tanto augusto Sacramento”. (ALASTRUEY, Gregorio. Tratado de 
la Virgen Santísima. Madrid: BAC, 1956, p.678-679). 

14) Cfr. ALASTRUEY, op. cit., p.680-681. 

15) Cfr. JOURDAIN, op. cit., p.59; TUYA, op. cit., p.1006; 
GRUENTHANER, SJ, Michael J. María en el Nuevo Testamento. 
In: CAROL, OFM, J.B. (Coord.). Mariología. Madrid: BAC, 
1964, p.103-104; DEHAUT. L’Evangile expliqué, défendu, médité. 
Paris: Lethielleux, 1867, v.II, p.39-40. 

16) MALDONADO, SJ, Juan de. Comentarios a los Cuatro Evangelios.
 Evangelio de San Juan. Madrid: BAC, 1954, v.III. p.155. 

17) LEAL; DEL PÁRAMO; ALONSO, SJ, op. cit., p.847.


18) LAGRANGE, OP, Marie-Joseph. Évangile selon Saint Jean. 
Paris: Lecoffre, 1936, p.56.

 19) “Che Cristo abbia cogitato di istituire l’Eucaristia 
in quell’occasione è insinuato da Sant’Agostino [...]. 
E San Massimo di Torino afferma: ‘Dicendo la mia ora non 
è ancora arrivata, prometteva quell’ora della sua gloriosissima 
Passione e il vino della nostra Redenzione’” (ALASTRUEY, 
op. cit., p.680). 

20) Cfr. SAN GIOVANNI CRISOSTOMO. Homilía XXII, n.1. 
In: Homilías sobre el Evangelio de San Juan (1-29). 2.ed. 
Madrid: Ciudad Nueva, 2001, p.268.


21) TUYA, op. cit., p.1003. 

22) LA LUZERNE, César-Guillaume de. Explication des Évangiles. 
Paris: Mequignon Junior, 1847, t.I, p.194.


23) DHAUTERIVE, P. La suma del predicador. Paris: Luis Vivès, 
1888, t.II, p.284.

 24) JOURDAIN, op. cit., t.VII, p.368.


25) GOMÁ Y TOMÁS, op. cit., p.451. 

26) FILLION, Louis-Claude. Vida de Nuestro Señor Jesucristo. 
Infancia y Bautismo. Madrid: Rialp, 2000, v.I, p.335. 

27) DHAUTERIVE, op. cit., p.302.


28) È importante notare che, come sottolineano i professori 
della Compagnia di Gesù, la parola brilli (leggermente ubriachi)
 non deve esser presa in questo versetto nel senso peggiorativo 
di ubriachi, bensì come parte di “una specie di proverbio” 
(LEAL; DEL PÁRAMO; ALONSO, op. cit., p.852). Da parte sua, 
il Cardinal Gomá interpreta queste parole come una “amabile 
battuta di spirito” (GOMÁ Y TOMÁS, op. cit., p.451). 
Nello stesso senso si pronunciano l’Abbé Dehaut (DEHAUT, op.
 cit., p.26) e i professori di Salamanca 
(TUYA, op. cit., p.1002). 

29) PERDOUX, Eugène; PACCORI, Ambroise (Ed.). 
Épîtres et Évangiles avec des explications. 
Paris: Jean Mariette, 1727, t.I, p.199.


30) LA LUZERNE, op. cit., p.200.


31) JOURDAIN, op. cit., t.VII, p.369. 

32) SAN LUIGI MARIA GRIGNION DE MONTFORT, op. cit., 
n.217, p.634-635.

Estratto dalla collezione “L’inedito sui Vangeli” da Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP.

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