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Il volto di Dio

  • Immagine del redattore: admin
    admin
  • 3 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min
I profeti – Cattedrale di Orvieto
I profeti – Cattedrale di Orvieto

Nell’ebraico dell’Antico Testamento, uno dei termini usati per profeta hozeh – indica colui che vede; il greco prophetes significa colui che parla. Ma cosa, in realtà, vedono e dicono i profeti? Mosè è l’esempio migliore per rispondere a questa domanda, poiché «non è più sorto in Israele un profeta come Mosè – lui con il quale il Signore parlava faccia a faccia» (Dt 34, 10). Sebbene il santo liberatore degli Israeliti non fosse in grado di cogliere l’essenza divina – altrimenti sarebbe morto (cfr. Es 33, 20) –, il «Signore parlava con Mosè faccia a faccia, come un uomo parla con un altro» (Es 33, 11).


Pur senza contemplare Dio così com’è – se non «di spalle» (cfr. Es 33, 23) –, Mosè era conosciuto profondamente dal Creatore. Nonostante fosse «impacciato di bocca e di lingua» (Es 4, 10), fu incaricato di guidare il popolo, poiché il Signore parlava attraverso di lui. Si percepisce qui una misteriosa connaturalità tra Colui che è (cfr. Es 3, 14) e il profeta; un’intimità che l’Altissimo promette al suo eletto: «Io camminerò con voi e ti darò riposo» (Es 33, 14).


In questo legame profondo, il profeta diventa araldo della voce divina e riflesso della «luce inaccessibile» (1 Tim 6, 16); in breve, il volto stesso di Dio sulla terra. Elia sorse «simile al fuoco» e «la sua parola bruciava come fiaccola» perché «per comando del Signore chiuse il cielo, fece scendere così tre volte il fuoco» (Sir 48, 1.3). Analogamente, quando il Signore ordinò a Osea di suonare la tromba (cfr. Os 8, 1), Egli concretizzò, attraverso il profeta, l’urgente monito al popolo.


Non è un caso che le folle riconoscessero Gesù, il Verbo Incarnato, non solo come un profeta (cfr. Mt 21, 46), ma come il «grande profeta» (Lc 7, 16). Altri Lo identificavano con Giovanni Battista, Elia, Geremia o qualcuno degli antichi profeti (cfr. Mt 16, 14). Tuttavia, quando gli Apostoli furono interrogati sulla sua identità, Pietro, ispirato, dichiarò: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16, 16).


Nella testimonianza del primo Papa c’era qualcosa di profetico, poiché Nostro Signore afferma che quella professione di fede non proveniva dalla carne e dal sangue, ma dal «Padre mio che sta nei Cieli» (Mt 16, 17). Con la costituzione della Chiesa, il profetismo fa quindi il suo ingresso nella Nuova Alleanza, «perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo» (Gv 1, 17).


A partire da allora, ogni battezzato partecipa alla missione profetica di Cristo (cfr. CCC 1268). Già gli Atti degli Apostoli attestano una profusione di azioni profetiche, dalle quattro figlie di Filippo, «che avevano il dono della profezia» (21, 9), fino ai discepoli, i quali agivano «mossi dallo Spirito» (21, 4) e in piena armonia con Lui: «Abbiamo deciso, lo Spirito Santo e noi…» (15, 28).


Ebbene, le manifestazioni profetiche non si sono esaurite nell’era apostolica; rimangono sempre vive nella Chiesa, in modo speciale nelle apparizioni mariane. In esse, la Regina dei Profeti non solo vede ed è vista dai suoi figli, e con loro parla, ma, oltre a ciò, agisce insieme al suo Divin Figlio nel corso della Storia, cooperando alla loro salvezza. Ecco il volto di Dio che continua a camminare con l’umanità…

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