Il momento più prezioso del giorno.


Dopo aver ricevuto la Sacra Eucaristia, dobbiamo raccoglierci per beneficiare al massimo delle grazie di un mistero così eccelso. Come ci disponiamo per questi momenti di sublime comunione con Nostro Signore Gesù Cristo?


Realtà inferiori ne riflettono sempre altre superiori. Questa è stata la regola che ha disciplinato la creazione dell’incalcolabile numero di esseri nati dalle mani di Dio, che, allo stesso tempo, sono diversi e armoniosi tra loro.


È il caso, per esempio, della costituzione perfetta dell’organismo umano, che rispecchia il Corpo Mistico di Cristo, la Chiesa. Questa sacra istituzione, sebbene posteriore nel tempo, costituisce il modello secondo il quale il nostro corpo è stato creato. Per così dire, Dio ha pensato prima alla cosa più importante.


Qualcosa di simile accade anche con l’alimentazione dell’uomo.


La condivisione è più importante del semplice pasto

La vita di tutti noi è in gran parte basata sulla routine. Come se il sonno della notte, la toilette, il camminare e tutto ciò che facciamo quotidianamente costituissero una novità…


Anche l’alimentazione fa parte della vita quotidiana. Tuttavia, c’è una grande differenza tra la refezione di un giorno qualunque e un banchetto festivo. Nelle occasioni speciali, una preparazione accurata è indispensabile. Immaginiamo una commemorazione importante, come la Cena di Natale, il compleanno di un familiare o qualsiasi altra occasione. Si pensa a tutto in anticipo: il luogo della festa, se dovrà essere un pranzo o una cena, il numero di invitati, l’ora di inizio, il menù con i vari piatti, i vini, ecc.


In queste occasioni solenni, tuttavia, c’è qualcosa che si apprezza ancor più del cibo e delle prelibatezze messe a tavola: è il convivio tra i commensali, siano essi parenti o amici.


Terminato il pasto, questo convivio diventa ancora più intenso. Chi non si è mai servito del famoso caffettino come scusa per prolungare piacevolmente la conversazione dopo il dessert? E, al contrario, cosa pensare di qualcuno che se ne va in fretta, subito dopo aver mangiato? Sarà difficile considerare un buon amico colui a cui non piace condividere con gli altri e che non cerca nemmeno di dissimularlo…


Piacevole conversazione al termine del Banchetto


Sacerdote araldo durante un’azione di grazie dopo la Comunione – Basilica di Nostra Signora del Rosario, Caieiras (Brasile)

Per la reversibilità tra le realtà immateriali e quelle materiali menzionata sopra, i pasti che assaporiamo su questa terra possono aiutarci a comprendere bene certi aspetti del Sacro Banchetto che è la Santa Messa.


Così, se al termine di una cena che condividiamo con altri, cerchiamo il legittimo piacere di una conversazione gradevole, non dovremmo fare qualcosa di simile dopo che Nostro Signore Gesù Cristo stesso Si dà a noi come alimento?


Ebbene, l’azione di grazie dopo la Comunione è questo momento supremo di convivio in cui culmina il Banchetto Divino. E dobbiamo chiederci: le diamo la debita importanza?


Alcuni degli immensi benefici dell’Eucaristia

Prima di occuparci di come rendere fruttuosa l’azione di grazie, conviene ricordare alcuni degli immensi benefici spirituali che la Santissima Eucaristia ci porta nella Comunione.


Nella Sacra Ostia riceviamo non solo una grande grazia, ma il Creatore e la Fonte di ogni grazia! Questa è la ragione principale che fa dell’Eucaristia il Sacramento più eccelso: in essa è contenuto sostanzialmente Cristo stesso, mentre gli altri Sacramenti contengono solo una forza strumentale, che partecipa di Cristo.1


Come se ciò non bastasse, con il Verbo Incarnato − nel Suo Corpo, Sangue, Anima e Divinità − ci sono dati nell’Eucaristia il Padre e lo Spirito Santo, in virtù del mistero ineffabile della pericoresi, che Li rende inseparabili.


Pertanto, comunicandoci, diventiamo di fatto un tempio vivo della Beatissima Trinità. E siamo così misteriosamente e realmente associati alla vita intima delle tre Persone Divine, che nella nostra anima il Padre genera il Figlio Unigenito e da entrambi procede lo Spirito Santo grazie all’infinito atto di amore reciproco.

Dio ci divinizza e ci trasforma

Se la santità consiste nell’unione perfetta con Cristo, non c’è dubbio che la vita di ogni cattolico deve avere come centro l’Eucaristia. Non c’è niente di più salutare della comunione della Sacra Ostia. Si tratta del più sublime sostentamento spirituale e, in modo diverso da quello che succede con l’alimento materiale − assimilato dal corpo − è Nostro Signore che ci divinizza e ci trasforma in Se stesso quando riceviamo le Sacre Specie.2


Per questo motivo, San Giovanni Bosco, quando studiava in Seminario, non si accontentava di fare la comunione solo la domenica. Si assentava frequentemente dalla colazione del mattino e si dirigeva, senza essere notato, in una chiesa adiacente. Dopo aver ricevuto l’Eucaristia e aver fatto l’azione di grazie, ritornava in tempo per entrare in classe con i suoi compagni. In queste occasioni rimaneva a digiuno fino a pranzo e, sebbene il suo corpo soffrisse, la sua anima ne beneficiava enormemente. Come egli stesso affermò, questo fu il miglior alimento per la sua vocazione.3


Avendo chiarito e ricordato alcuni dei benefici che riceviamo nella Comunione, diventa più facile comprendere l’importanza di un atto compenetrato di ringraziamento a Dio per l’immensa bontà manifestata nel concederci una partecipazione al premio celeste già su questa terra.


Suore del settore femminile durante un’azione di grazie dopo la Comunione – Basilica di Nostra Signora del Rosario, Caieiras (Brasile)

Indicazioni per approfittare di questo ineffabile convivio

Dopo aver ricevuto il Corpo di Cristo, dobbiamo riservare un po’ di tempo per l’azione di grazie. Sebbene questo sia un momento di grande serietà, visto il grande dono che abbiamo ricevuto, non è affatto qualcosa di pesante o di difficile per il nostro spirito, come si potrebbe pensare. Al contrario, consiste in un’espressione di amore e gratitudine che nasce da un cuore filiale.


Un esempio di questo ce lo dà Santa Gemma Galgani che, dopo essersi comunicata molto presto la mattina − cosa che faceva quotidianamente − passava la prima metà della giornata con lo spirito in azione di grazie e l’altra metà preparandosi per la Comunione del giorno seguente, tale era la sua devozione al Santissimo Sacramento.4


Ebbene, tanto coloro che hanno l’abitudine di ricevere con frequenza l’Eucaristia, come questa mistica italiana, quanto coloro che fanno la comunione sporadicamente, trarranno beneficio dal ricordare alcuni punti che fanno diminuire nel nostro cuore il fervore per Gesù Sacramentato.


Particolarmente pericoloso per i primi è lo spirito di routine, che rende sterile questo momento di intensa preghiera, riducendolo a forme predeterminate. Alcune persone non rimangono in silenzio fino a che non hanno recitato, spesso meccanicamente, formule scritte nei breviari.


Per i secondi, la mancanza di frequenza all’Eucaristia, a volte perché a loro non sembra una pratica importante, può causare la difficoltà di non sapere cosa dire a Dio. La loro attenzione finisce per essere portata via dal vento di altre preoccupazioni e di altri pensieri, inevitabilmente terreni…


Le preghiere contenute nei libri di devozione devono essere per noi un aiuto e non un fine. Usiamole nella misura in cui ci aiutano ad elevare lo spirito in modo da diventare una “pista di decollo” affinché la nostra anima voli verso il sublime convivio con Nostro Signore Gesù Cristo.


Un Amico che desidera ascoltarci e che vuole anche parlarci

I momenti che seguono la Comunione devono essere, per noi, i più preziosi della giornata: pieni di serietà, ma anche di semplicità e di intimità.


Chi di noi non desidera avere un confidente a cui raccontare i suoi problemi e le sue difficoltà, le sue gioie e le sue preoccupazioni? Ebbene, questo succede durante l’azione di grazie: Dio entra in noi, come qualcuno che fa visita al suo migliore amico. Solo che quest’amico con cui conversiamo è Nostro Signore Gesù Cristo, né più né meno! È davvero difficile immaginare qualcosa di più alto…


Dio vuole ascoltarci, ma desidera anche che noi ascoltiamo Lui. Per questo è necessario mantenere il raccoglimento a tutti i costi, cercando di allontanare qualsiasi pensiero che distolga la nostra attenzione.


Il demonio tenterà, senza dubbio, di servirsi delle cose ordinarie per ostacolarci e portarci a trascurare questo convivio con il soprannaturale. Ascoltiamo il consiglio di Santa Teresa di Gesù alle sue suore: “Non perdete questa opportunità così buona di negoziare [con Dio], che è il momento dopo la Comunione”.5


E del resto, che cosa abbiamo da “negoziare”, se possiamo solo guadagnarci? Cristo è presente nel nostro cuore e non desidera nient’altro che riempirci di grazie e benedizioni.


Quattro atti che aiutano a fare l’azione di grazie


Insegnanti del Collegio degli Araldi del Vangelo durante un’azione di grazie dopo la Comunione – Basilica di Nostra Signora del Rosario, Caieiras (Brasile)

Padre Antonio Royo Marín afferma che “la maniera migliore di rendere grazie consiste nell’identificarsi, tramite l’amore, con Cristo stesso e offrirLo al Padre con tutte le sue infinite ricchezze, come un’oblazione dolcissima, per le quattro finalità del sacrificio: adorazione, riparazione, petizione e azione di grazie”.6



Molti autori utilizzano questi quattro punti − elementi costituenti dell’atto di religione o di culto − come base per realizzare una completa azione di grazie. E sebbene ci siano formule scritte che aiutano nella meditazione di ciascuna di esse, non possiamo lasciare da parte le nostre stesse parole. Dio desidera ascoltarle perché sono uniche, esclusive, perché Egli ha creato ogni uomo affinché Lo amasse in un modo specifico e irripetibile.


Devo, infatti, adorarLo perché Egli è chi è: il Dio di infinita misericordia e giustizia, che io amo immensamente. Devo ringraziarLo per aver riversato il suo amore su di me creandomi, concedendomi la filiazione divina attraverso il Battesimo, vivendo dentro di me attraverso la Comunione. Sono obbligato a supplicare il perdono per i miei peccati, per le mie colpe, per le mie ingratitudini e per le volte in cui L’ho offeso; sono meritevole dell’inferno, ma ho fede nel suo perdono infinito, che invoco perché i peccati del mondo siano riparati. Infine, spetta a me chiedere tutto ciò di cui ho bisogno, le grazie necessarie per la mia santificazione e per coloro per i quali ho l’obbligo di pregare.


Il “segreto” per una buona azione di grazie

Chiedere l’aiuto e l’intercessione della Madonna nel ricevere la Santa Comunione è senza dubbio il “segreto” per fare una buona azione di grazie.


Chi meglio di Lei saprà adorare, ringraziare e amare il suo Divin Figlio e chiederGli ciò di cui abbiamo bisogno? Dobbiamo dunque ricorrere sempre a Maria Santissima, affinché ispiri dentro di noi una forma di azione di grazie del tutto conforme a quella da Lei realizzata quando ricevette l’Eucaristia nel Cenacolo.


Che la Madre di Dio stessa consoli, nella nostra anima, Gesù Cristo nella sua dolorosa Passione che si rinnova in ogni Messa in modo incruento. Che Ella pronunci per noi parole di affetto all’altezza di un così degno Ospite e che ci renda finalmente partecipi del sublime ed eterno convivio tra il Sacro Cuore di Gesù e il Suo Cuore Immacolato, modello della perfetta unione di un’anima virtuosa con il Santissimo Sacramento nella Comunione.


1 Cfr. SAN TOMMASO D’AQUINO. Somma Teologica. III, q.65, a.3.

2 Cfr. ROYO MARÍN, OP, Antonio. Teología de la perfección cristiana. Madrid: BAC, 2018, p.453.

3 Cfr. CERIA, SDB, Eugenio. Don Bosco con Dios. 4.ed. Madrid: CCS, 2001, p.39.

4 Cfr. GERMÁN DE SAN ESTANISLAU, CP; BASILIO DE SAN PABLO, CP. Santa Gema Galgani. Vida de la primera Santa del siglo XX. 5.ed. Madrid: Palabra, 2010, p.298.

5 SANTA TERESA DI GESU’. Camino de perfección, c.34, n.10.

6 ROYO MARÍN, op. cit., p.457.

Fonte: Rivista Araldi del Vangelo - febbraio 2021

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