Battesimo del Signore, festa – (Anno A)

Battesimo di Nostro Signore.

Vangelo


In quel tempo, 13 Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui. 14 Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: “Io ho bisogno di essere battezzato da Te e Tu vieni da me?” 15 Ma Gesù gli disse: “Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia”. Allora Giovanni acconsentì. 16 Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di Lui. 17 Ed ecco una voce dal Cielo che disse: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto” (Mt 3, 13-17).


Il Battesimo che ha conquistato il nostro Battesimo


Un miracolo invisibile avviene in ogni celebrazione battesimale: nelle sue acque viene immerso un essere umano e da esse emerge un figlio di Dio.


I – Stimolo alla pratica della virtù della fede


La a commemorazione del Battesimo di Nostro Signore Gesù Cristo chiude con una chiave d’oro il Tempo di Natale. Grande festa per i cattolici, perché è in questo Battesimo, come vedremo, che è incluso il nostro e, pertanto, l’inizio della partecipazione di ognuno alla vita soprannaturale, alla vita di Dio. Adamo chiuse ai suoi discendenti le porte del Paradiso Celeste ma il Signore Gesù, con l’Incarnazione, le ha aperte un’altra volta, rendendo possibile agli uomini, grazie al suo divino ausilio e protezione, di godere della convivenza con Lui, con il Padre e lo Spirito Santo, con gli Angeli e i Beati per tutta l’eternità. Avendo commentato in altre occasioni1 gli aspetti teologici del Battesimo del Signore, analizziamo ora questo mirabile mistero da una prospettiva diversa, utile al nostro progresso spirituale.


Un punto interrogativo


Terminato il Tempo di Natale, può succedere che rimanga un punto interrogativo nello spirito di molti. Consideriamo il 25 dicembre la nascita di Gesù Bambino, una fragile creatura che è Dio, in una Grotta, a fianco di un bue e di un asinello, in una cittadina minuscola chiamata Betlemme. Egli, per nascere, ha scelto la città più insignificante, come osserva San Bernardo,2 mentre per morire, ha preferito la più importante, Gerusalemme. Nasce nell’oscurità, poco dopo è obbligato a fuggire in Egitto, ritorna e passa trent’anni come aiutante di suo padre, un artigiano, al punto che più tardi avrebbero detto: “Non è egli forse il figlio del carpentiere?” (Mt 13, 55). Senza studi, non si conoscono fatti brillanti della sua giovinezza. Comincia la vita pubblica e non abita in nessun palazzo; si sposta continuamente, in modo tale che afferma: “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo” (Lc 9, 58). 


Ora, se Gli toccava una missione così importante quanto quella di operare la Redenzione per riparare il peccato commesso dall’uomo e di invitare l’umanità a un’unione straordinaria con Dio, non poteva venire con più pompa e maestà? Non poteva attorniarsi di principi e re, vivere in lussuosi palazzi e cinto di gloria? Perché tanta umiliazione? A questo proposito, San Giovanni d’Avila si chiede: “Se è re, dove sono i palazzi reali? Dove sono i cavalieri? Dove sono la seta e i tessuti di broccato? Quale re si vede in locande e stalle, circondato da animali? […] Come si perde chi cerca Cristo senza la stella della fede!”.3


La dottrina cattolica ci spiega che se Egli fosse venuto al mondo rivestito di splendore e di gloria, già alla nascita sarebbe stata evidente la sua divinità e, in questo modo, la nostra fede avrebbe perduto il merito, perché non si sarebbe trattato di credere, ma di constatare una realtà di fronte all’imposizione di fatti impossibili da obiettare. L’adesione a Gesù Cristo non sarebbe provenuta dalla fede, ma dalla mera intelligenza. Che merito c’è, per esempio, nel credere nell’esistenza del Sole se lo vediamo tutti i giorni e sperimentiamo fisicamente i suoi effetti?


Questo principio si applica anche al Battesimo di Gesù. Perché non si è realizzato in maniera più solenne e non è stato annunciato in tutto Israele? Al contrario, passò quasi inosservato, e nella Storia solo gli evangelisti lo registrano. La nostra propensione, tuttavia, sarebbe quella di volere una cerimonia magnifica per il Battesimo, una nascita gloriosa, una vita che si svolge, spettacolare e brillante. Analizziamo il racconto di San Matteo per comprendere meglio la ragione del modo di procedere divino.


Il Giordano: fiume altamente simbolico


In quel tempo, 13 Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui.


Giosuè attraversa il fiume Giordano – Basilica di Santa Maria Maggiore, Roma.

Quale sarà stata l’intenzione del Signore Gesù nello scegliere il fiume Giordano per il suo Battesimo? Non ce n’era un altro migliore di questo? Il Giordano, che immaginiamo come un fiume mitico, è in verità piccolo in confronto agli impetuosi corsi fluviali dell’America. Tuttavia, ancora una volta, nonostante l’apparenza di normalità, qualcosa di grandioso accade sul piano della fede. Si trattava di un fiume emblematico nella storia di Israele, rivestito di un enorme simbolismo teologico e creato da Dio in vista del Battesimo di Nostro Signore. Quando i giudei uscirono dalla schiavitù dell’Egitto ed entrarono nella Terra Promessa, dove sarebbero vissuti in libertà, Giosuè aprì le acque del Giordano affinché il popolo eletto lo attraversasse (cfr. Gs 3, 15-17). Il Giordano rappresentava la linea divisoria tra la terra del tormento, della penitenza, del dolore e la terra, dove scorreva latte e miele. Così, il Battesimo di Nostro Signore apre al popolo eletto del Nuovo Testamento, a quelli chiamati ad appartenere alla Chiesa, la possibilità di lasciarsi alle spalle la schiavitù del peccato e di essere introdotti nel regno di Dio,4 dove scorre il latte e il miele delle consolazioni, delle gioie spirituali.


San Giovanni Battista

Uno choc vocazionale


14 Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: “Io ho bisogno di essere battezzato da Te e Tu vieni da me?”


San Giovanni preparava le vie del Signore nella più completa sottomissione a Lui. Certamente aveva il discernimento degli spiriti ed era preso dallo Spirito Santo, che gli aveva rivelato chi fosse Gesù (cfr. Gv 1, 33). Per questo, quando Lo vede avvicinarsi per ricevere il battesimo di penitenza dalle sue mani, in seguito riconosce in Lui il Messia. Era per il suo arrivo che il Precursore preparava le persone con il battesimo, per cui, senza alcuna esitazione, Lo indica agli altri: “Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo” (Gv 1, 29). Quello era il Redentore, Quello era Dio, poiché esisteva prima di lui (cfr. Gv 1, 15), sebbene egli fosse nato sei mesi prima. 


In queste circostanze, si creava in lui uno choc psicologico, psicoteologico e, anche, vocazionale: come avrebbe dovuto lui battezzare chi non aveva bisogno di Battesimo? Perfetta attitudine di chi possedeva una fede in grado eroico, conforme alla testimonianza della sua eccellente santità data da Nostro Signore: “tra i nati di donna non c’è nessuno più grande di Giovanni” (Lc 7, 28). Egli è stato l’uomo più grande che la Storia abbia conosciuto fino a quel momento, escluso, è chiaro, lo stesso Gesù Cristo, l’Uomo-Dio. Per questo motivo, manifesta la sua fede dichiarando che era lui che doveva essere battezzato dal Messia, e si sente imbarazzato di fronte alla possibilità di battezzarLo.


Sono i paradossi in cui si imbatte, non rare volte, chi è chiamato a una grande missione e se ne sente inferiore. San Giovanni avrebbe preferito non battezzare il suo Dio, in quel momento, ed essere battezzato da Lui. Non poteva comprendere un atto di subordinazione di Colui le cui vie veniva spianando, ma Gesù lo tranquillizza.


Egli è venuto a compiere la giustizia


15a Ma Gesù gli disse: “Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia!”


Sebbene Nostro Signore non negasse che San Giovanni dovesse essere battezzato da Lui, sebbene non avesse peccato, diede la ragione suprema per la quale desiderò il Battesimo. La giustizia cui Egli si riferiva nella risposta al Precursore consisteva in questo: era necessario compiere la Legge e le profezie. La divina Giustizia esigeva una riparazione per i nostri peccati. Per questo, essendoSi incarnato, Egli ha voluto, l’Innocenza, come primogenito del genere umano, assumere su di Sé i crimini e le miserie di tutta l’umanità ed entrare nel Giordano per sommergerli nelle acque. Così, toglieva questo pesante fardello dalle nostre spalle e distruggeva la “maledizione che si fondava sulla trasgressione della Legge”.5


La sottomissione completa del Precursore


15b Allora Giovanni acconsentì.


Espressa la suprema volontà del Divino Maestro, Giovanni concorda e, fedele all’ordine ricevuto, obbedisce, ignorando tutte le apparenze. Non si preoccupa della sproporzione tra la strettezza e semplicità del fiume Giordano e la grandezza del Signore Gesù, che avrebbe meritato di essere accolto con più dignità, trasportato chissà in quale sedia gestatoria. Egli considera solo quello che la fede gli mostra: che lì sta il Messia promesso, il Salvatore di Israele, il Redentore del genere umano, che lì sta il Figlio di Dio fatto Uomo (cfr. Gv 1, 34).


Le porte del Cielo sono state aperte


16 Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di Lui.


Allo stesso tempo che la vita di Nostro Signore trascorre in forma smorzata, ci sono situazioni di marcante splendore, che formano un bellissimo contrasto. Perché se, da un lato, Egli nasce in una povera Grotta, dall’altro, dall’Oriente vengono i Re Magi a farGli visita, portando ricchi doni. Qualcosa di simile è accaduto nell’episodio contemplato oggi. Gesù, dopo un breve dialogo con il Precursore, è entrato nel Giordano, è stato battezzato come gli altri ed è uscito dalle acque. È allora che si verifica un avvenimento grandioso: Il Cielo si è aperto, significando che l’accesso alla beatitudine, prima chiuso all’umanità decaduta in virtù del peccato di Adamo, è stato aperto dal potere e dalla Redenzione di Cristo. Inoltre, era appropriato, come afferma San Tommaso, che il Cielo si fosse aperto quando il Figlio di Dio ricevette il Battesimo, per indicare “che la via del Cielo è aperta per i battezzati”.6


Era anche conveniente che si vedesse lo Spirito Santo, perché essendo la Redenzione opera della Santissima Trinità, doveva diventare chiaro a tutti, a un certo momento, che le tre Persone Divine erano unite per concedere il perdono dei peccati e aprire il Cielo agli uomini.7 E apparve sotto la forma di colomba perché era necessario un elemento concreto che esprimesse inequivocabilmente la discesa dello Spirito Santo su Nostro Signore e su tutti i battezzati.8 C’era il Figlio, si manifestò lo Spirito Santo e si udì la voce del Padre.


Il primo tra molti figli


Battesimo di Nostro Signore

17 Ed ecco una voce dal Cielo che disse: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto”.


La conclusione della scena ci apre gli occhi a uno degli insegnamenti più importanti di questa Liturgia. Nel costituire l’universo, Dio ha avuto come modello il Signore Gesù, la Seconda Persona della Santissima Trinità Incarnata, in cui è rappresentato, in una sintesi perfettissima, l’insieme delle creature. Egli è, come dice San Paolo, “immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura; poiché per mezzo di Lui sono state create tutte le cose, quelle nei Cieli e quelle sulla Terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di Lui e in vista di Lui” (Col 1, 15-16). Egli è, dunque, la causa effettiva ed esemplare di tutto quanto fu fatto. 


Da tutta l’eternità, Dio ha concepito la creazione – i minerali, gli astri, la vegetazione, gli animali, secondo le loro specie, gli uomini, nella loro varietà di intelligenza e temperamento, gli Angeli, nella loro incalcolabile diversità – con il progetto, per così dire, di generare figli per Sé. Invece, che mezzo ha trovato per far sì che semplici creature contingenti superassero l’abisso che separa la natura divina dalle altre nature, l’infinito dal finito, e partecipassero alla sua natura, acquisendo la filiazione divina? Questo si è reso possibile con la meraviglia soprannaturale della grazia – sesto piano della creazione –, con la quale le creature razionali partecipano alla stessa vita di Dio e diventano suoi figli. Una sola “goccia” di grazia vale più che tutto l’universo, poiché – spiega San Tommaso9 – essa appartiene all’ordine divino, infinitamente superiore a qualsiasi natura creata. Ora, il supremo archetipo di questa filiazione divina autentica è Nostro Signore Gesù Cristo, Figlio per eccellenza, inimmaginabile, insuperabile, come il Padre rivela nella teofania posteriore al Battesimo: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto”.


Tanto Dio ha amato questa filiazione realizzata da Gesù con la maggiore perfezione, che ha collocato molto vicino a Lui sua Madre Virginale, con cui lo Spirito Santo genera soprannaturalmente una moltitudine innumerevole di figli, che Dio “ha predestinato ad essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli” (Rm 8, 29). Sono le acque del Battesimo che ci elevano dalla condizione di semplice creatura, maledetta dal peccato, a far parte della famiglia divina.

Il Battesimo di Gesù, che la Chiesa commemora in questo giorno, apre le porte all’istituzione del Battesimo sacramentale, col quale si riproducono i figli adottivi di Dio attraverso il Figlio Unigenito “prediletto”, come commenta San Tommaso: “Affinché qualcosa sia scaldato, deve esserlo col fuoco, poiché si ottiene la partecipazione in qualcosa solo attraverso ciò che ha la stessa natura; così anche l’adozione filiale deve essere fatta per mezzo del Figlio, che lo è per natura”.10


II – Siamo veri figli di Dio!


Tutta la predicazione di Nostro Signore e della Chiesa ha come nucleo l’invito a essere figli di Dio col Battesimo. Questo è uno dei maggiori miracoli che è possibile fare. Se uno trasformasse un sasso in colibrì, farebbe un miracolo molto minore di quello operato nel Battesimo. Tra la pietra e il colibrì esiste una certa proporzione, poiché entrambi appartengono alla natura materiale. Ma rendere una creatura umana partecipe della natura divina è un salto infinito, che Nostro Signore ci concede con il Battesimo.


Figli, realmente figli?


Battesimo di Santa Luparia

Si potrebbe obiettare che Figlio, di fatto, è soltanto Gesù Cristo, l’Unigenito di Dio, e che noi siamo appena figli per adozione, filiazione la cui portata non sarebbe che una mera formalità giuridica, un titolo onorifico sprovvisto di valore intrinseco. Ciò nonostante, la Scrittura afferma con chiarezza che questa filiazione adottiva è molto più sostanziosa dell’adozione concepita in termini umani.


Uno dei maggiori impegni di Nostro Signore durante la sua permanenza tra gli uomini è stato quello di imprimere dentro di noi la convinzione che siamo autentici figli di Dio. Per questo, incontrandosi con Gesù, Nicodemo sente dalle sue divine labbra: “In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il Regno di Dio” (Gv 3, 3). Nascere di nuovo significa avere Dio come Padre, veramente… È un’altra nascita! Quando ci insegna la preghiera perfetta, il Maestro dice: “Padre Nostro” (Mt 6, 9) e, dopo la Resurrezione, prepara i suoi discepoli all’ Ascensione, annunciando: “Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro” (Gv 20, 17). Dimostra con queste parole che siamo suoi fratelli, figli dello stesso Padre. Questa fondamentale dottrina è ancora sottolineata da San Giovanni, nel prologo del suo Vangelo: “A quanti però L’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome” (Gv 1, 12); e nella sua Prima Lettera: “Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente” (I Gv 3, 1). L’Apostolo non è meno incisivo quando insiste con i galati: “Quindi non sei più schiavo, ma figlio; e se figlio, sei anche erede per volontà di Dio” (Gal 4, 7) o, con i romani: “siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo” (Rm 8, 16-17). 


Confutando gli errori di certi teologi eterodossi che difendevano la tesi che il Battesimo fosse soltanto un mantello, una copertura posta sopra la nostra corruzione, il Concilio di Trento definì che i battezzati “sono diventati innocenti, immacolati, puri, senza macchia, figli diletti di Dio”;11 e spiega che, con la giustificazione, il peccatore passa “dallo stato nel quale l’uomo nasce figlio del primo Adamo, allo stato di grazia e ‘di adozione dei figli di Dio’ (Rm 8, 15)”.12


L’anima è divinizzata


Sì, filiazione reale, perché per mezzo di questo Sacramento, Dio innesta in noi la sua stessa vita. Non, pertanto, alla maniera di un intonaco estrinseco a una parete e che di per sé non la modifica interiormente, ma come se uno, per miracolo, iniettasse oro in questa stessa parete, al punto che quasi non si vedesse più sabbia o intonaco, ma soltanto il prezioso metallo. Questa immagine è ancora inadeguata e povera per esprimere ciò che si opera nell’anima quando le è infusa una qualità soprannaturale che la rende deiforme, ossia, simile a Dio nella sua stessa divinità. E con la grazia santificante l’anima riceve, per azione divina, le virtù – fede, speranza, carità, prudenza, giustizia, fortezza, temperanza – e i doni dello Spirito Santo – sapienza, intendimento, scienza, consiglio, pietà, fortezza, timore –, con i quali passa ad agire come Dio.


In questo mondo, quante volte le persone aspirano a ottenere un posto in un collegio, in un impiego, in un club, o in altri luoghi che le possano arrecare prestigio. Ora, in Cielo ci è riservato un posto eterno, un trono straordinario, una corona di gloria, a partire dal momento in cui le acque battesimali ci cadono sopra la testa, costituendoci eredi di Dio e garantendoci la convivenza con Lui nella felicità senza fine.


E il grande problema dei nostri giorni è che questa verità è stata dimenticata. Viviamo in una civiltà – se così la possiamo chiamare – fatta di peccato, specialmente l’impudicizia, la rivolta contro Dio e l’egualitarismo. In essa, l’umanità ignora ciò che c’è di principale nell’esistenza: la chiamata a questa filiazione divina. Quanto avremmo bisogno di crescere nella devozione al nostro Battesimo personale, al Battesimo degli altri con cui ci rapportiamo! Che venerazione dovremmo conservare per la pila battesimale dove siamo stati battezzati! Come dovremmo celebrare con fervore il giorno del nostro Battesimo, considerandolo molto più importante del giorno stesso della nostra nascita, perché in esso nasciamo alla vita soprannaturale, nasciamo per il Cielo! Ecco la meraviglia che ci ricorda la festa del Battesimo di Nostro Signore Gesù Cristo.

1) Sul tema si veda anche: CLÁ DIAS, EP, João Scognamiglio. 
Il Battesimo del Signore. In: Araldi del Vangelo. São Paulo. N.13 
(Gen., 2003); p.6-11; Nel Battesimo, Egli ha lavato le nostre 
miserie. In: Araldi del Vangelo. Roma. N.117 (Gen., 2013); p.1017; 
Commento al Vangelo della Festa del Battesimo del Signore – 
Anni B e C, nei Volumi III e V di questa collezione, 
rispettivamente.

2) Cf. SÃO BERNARDO. Sermones de Tiempo. En la Vigilia de Navitad. 
Sermón I, n.4. In: Obras Completas. Madrid: BAC, 1953, v.I, p.231.

 3) SAN GIOVANNI DAVILA. Sermones de Tiempo, 5. Epifanía, I. 
In: Obras Completas. Madrid: BAC, 1953, v.II, p.125.

4) Cfr. SAN TOMMASO DAQUINO. Somma Teologica. III, q.39, a.4.


5) SAN GIOVANNI CRISOSTOMO. Omelia XII, n.1. In: Obras. 
Homilías sobre el Evangelio de San Mateo (1-45). 2.ed. 
Madrid: BAC, 2007, v.I, p.222. 

6) SAN TOMMASO DAQUINO, op. cit, a.5.

7) Cfr. Idem, a.8. 

8) Cfr. Idem, a.6, ad 2-3.


9) Cfr. Idem, I-II, q.112, a.1.

10) SAN TOMMASO DAQUINO. Super Epistolam Sancti Pauli Apostoli 
ad Ephesios lectura. C.I, lect.1.

11) Dz 1515. 

12) Dz 1524.

Estratto dalla collezione “L’inedito sui Vangeli” da Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP.

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