Dio è la Vittoria!


La Resurrezione di Cristo, di Niccolò di Pietro Gerini – Basilica di Santa Croce, Firenze

La Teologia ha assegnato a Dio innumerevoli attributi, come Sommo Bene, Somma Verità e Somma Bellezza. Secondo la dottrina classica della partecipazione, tutti gli esseri creati partecipano in misura maggiore o minore di questi attributi, cioè sono più o meno buoni, veri e belli.


In modo analogo, possiamo ugualmente affermare che, in un certo senso, Dio è la Vittoria. E di questo attributo partecipa anche l’opera uscita dalle sue mani.


All’alba della creazione degli esseri angelici, momento in cui le tenebre sembravano prevalere con la rivolta di Lucifero, San Michele proclamò: «Chi come Dio!». Con questo grido, l’Arcangelo sconfisse con un’esplosione di luce le schiere di Satana, diventando il paladino del Sommo Bene e il supremo vendicatore dell’onore di Dio offeso. Partecipò, pertanto, della vittoria dell’Altissimo.


Già sulla terra, dopo il peccato originale, tutto sembrava indicare che il bene fosse perito; espulsi dal Paradiso, Adamo ed Eva avrebbero dovuto soffrire e lottare in questa valle di lacrime. Rimaneva, però, la promessa che la Donna – la Madonna – avrebbe schiacciato la testa del Serpente (cfr. Gn 3, 15).


Infatti, il “sì” di Maria Santissima all’annuncio angelico fu una pesantissima disfatta per le legioni infernali, perché da Lei sarebbe nata la Vita stessa (cfr. Gv 14, 6). Nel Verbo Incarnato tutto era vittoria, persino la sua Morte, perché con essa si conquistò il più grande trionfo per il genere umano, la Redenzione. Inoltre, una volta risorto, Gesù non muore più, «la morte non ha più potere su di Lui» (Rm 6, 9).


Tuttavia, il diavolo non ha abbassato la guardia, pur sconfitto. Al contrario, l’Apostolo chiarisce che «la nostra battaglia, infatti, non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti» (Ef 6, 12). Finché il calcagno della Vergine non assesterà l’ultimo colpo, la razza del Serpente continuerà a sferrare i suoi insidiosi attacchi al genere umano.


San Pietro ci esorta a vigilare contro questo nemico infido (cfr. 1 Pt 5, 8), cosa che dobbiamo fare soprattutto munendoci di armi spirituali come l’Eucaristia e il Rosario. Infatti, la cosa più importante in questa lotta è conservare la vita interiore, anche nelle estenuanti difficoltà a cui è esposto il nostro uomo esteriore.


Nella lotta quotidiana, i veri figli della Chiesa hanno infatti fiducia che le porte dell’inferno non prevarranno mai contro di essa (cfr. Mt 16, 18). E la rovina del male dipende da ognuno di loro, come ha sottolineato il Dott. Plinio Corrêa de Oliveira nel libro In difesa dell’Azione Cattolica: «È, in definitiva, dalla santità che dipende la vittoria della Chiesa nella grande lotta in cui è impegnata». Partecipando della vittoria divina, il Santo vince sempre, anche con la morte, perché non c’è trionfo maggiore del Cielo.


È necessario, quindi, avere una fiducia assoluta nei disegni dell’Onnipotente, anche nelle congiunture caotiche in cui ci troviamo. Il demonio è un eterno perdente. Così, se il Signore è la Vittoria, coloro che Lo servono partecipano della sua conquista, perché è stato loro promesso: «Il vincitore lo farò sedere presso di me, sul mio trono, come io ho vinto e mi sono assiso presso il Padre mio sul suo trono» (Ap 3, 21).


Fonte: Rivista Araldi del Vangelo - aprile 2022